mercoledì 4 maggio 2016

IL RITO






Titolo: Il Rito
Genere: Paranormale
Rating: Giallo


Logline: Bella riuscirà, con l’aiuto dell’amica Alice, a scoprire chi e perché le ha fatto dimenticare parte del suo passato.


Sinossi: Bella sta vivendo un brutto periodo. Qualcosa la fa soffrire, le ha tolto la voglia di gioire, di sognare, di vivere. Ma cosa?
Non lo sa, non se lo ricorda.
Non può ricordarlo.
Solo Alice, la sua migliore amica, può aiutarla, ma il metodo che le propone è troppo anticonvenzionale per Bella, che vorrebbe rifiutare. Solo l’insistenza dell’amica le permetterà di ricordare un oscuro passato che qualcuno ha cercato di cancellare.


*****



«Un cosa?»
«Un rito del ricordo.»
«Ma non dire fesserie!»
Alice sbuffò, «Non sono fesserie! Lo sai che Eduardo, il secondo marito di mia madre, è brasiliano. L’anno scorso siamo andati in vacanza a trovare la sua famiglia, e casualmente abbiamo assistito a uno di questi riti. Sua nonna, Ana-Maria, ha il dono.» Lo disse quasi sussurrando e spalancando gli occhi, per dare più enfasi alla parola, «E ha detto che ce l’ho anche io! Mi ha insegnato come fare: una volta ho svolto un rito tutta da sola!» disse orgogliosa.
Isabella la guardò scettica. Era ancora a letto, sfinita da una stanchezza che la imprigionava. Ormai erano settimane che stava così e non sapeva cos’aveva. Semplicemente, un giorno si era svegliata sul divano, come se avesse fatto un sonnellino, con una sensazione di doloroso vuoto nel petto, come se le mancasse qualcosa. O meglio, come se qualcosa le fosse stato strappato via dal cuore. Non aveva una spiegazione, ma sentiva che qualcosa non andava, qualcosa le mancava. Da quel giorno si sentiva sempre stanca e non aveva appetito. Anche se provava a mangiare qualcosa, il suo stomaco lo rifiutava facendola vomitare. Riusciva a trattenere un boccone alla volta e qualche sorso d’acqua, infatti aveva perso peso. Inoltre non aveva più voglia di fare, di uscire, di divertirsi, di stare in mezzo alla gente. Rosalie, sua sorella, continuava ad accusarla di non sfogarsi, di non raccontare cosa le fosse successo che la facesse stare così male. Era addirittura arrivata a pensare che si stesse inventando tutto per qualche assurdo motivo, e Isabella era sfinita da questa situazione.
«E quindi, cosa vorresti fare?» chiese ad Alice, dubbiosa.
«Un rito per aiutarti a ricordare. Hai bisogno di sgomberare la mente per vedere dentro di te. Oppure, può darsi che tu abbia un blocco di qualche genere, quindi dobbiamo cercare di toglierlo»
«Uhm. Non invocheremo uno spirito, vero? Non voglio trovarmi in un film horror.» chiese con un sorrisino scettico sulle labbra.
«No,» rispose Alice, fin troppo seria, «noi invocheremo i ricordi e per farlo non abbiamo bisogno di spiriti.»
«Alice, non prendertela ma…»
«Bella,» disse l’amica sbuffando, evidentemente si stava spazientendo, «vuoi continuare a essere una specie di zombie ancora per molto?»
Bella si sentì come se l’amica l’avesse schiaffeggiata. Alice era l’unica che non l’aveva mai criticata in questo periodo ma, anzi, aveva cercato di starle vicino e di aiutarla. E ora si sentiva dare dalla zombie.
«Bella, parliamoci chiaro. Tu hai qualcosa, ti è successo qualcosa. E, per qualche strana ragione, non lo ricordi. Non c’è altra spiegazione. Quello che ti sta succedendo è troppo forte, troppo immediato: non è naturale. Inoltre hai fatto un sacco di analisi che non hanno portato a nulla. Prova! Cosa ti costa? Al massimo sarà un’altra cosa che non servirà a nulla.»
Bella annuì, sconfitta. Era troppo stanca per discutere ancora, Alice non avrebbe mollato tanto in fretta e l’avrebbe avuta vinta comunque, la conosceva troppo bene. E poi, al momento non c’erano davvero alternative.
«Che devo fare?»
Alice non reagì come si aspettava Bella, saltellando sorridente come quando l’aveva vinta su qualcosa, come se avesse davanti un giocattolo nuovo. Al contrario, rimase seria, quasi solenne. «Perché funzioni abbiamo bisogno di oggetti che abbiano a che fare con la cosa che hai dimenticato.»
«Certo, semplice.» disse Bella, rassegnata. «Nei riti a cui hai partecipato, cosa cercavano?»
Il viso di Alice si ombrò. «Una ragazza era stata stuprata. Era stata picchiata e non ricordava nulla del suo aguzzino. Per fortuna, aveva conservato un fazzoletto che quel bastardo aveva usato per pulirsi, dopo averlo fatto. E bruciandolo abbiamo visto il suo volto.»
«Il suo… volto? Allora è tutto-»
Bella si fermò prima di fare una figuraccia proprio con Alice, ma lei la conosceva troppo bene.
«Sì, Bella, è tutto vero. Non stavo scherzando. Nei prossimi giorni, dovrai cercare di mantenere la mente sgombra, libera, dovrai cercare di essere rilassata e positiva. Cammina per casa, apri cassetti e armadi, lasciati guidare, lasciati chiamare dagli oggetti. Metti da parte tutto quello che ti sembra possa avere a che fare con quello che ti è successo, oppure degli oggetti di cui non sai spiegarti la provenienza. Se anche bruceremo qualcosa di inutile, la magia dovrebbe essere abbastanza potente da non farsi ingannare.»
Decisero di far passare cinque giorni, in cui una Bella tutt’altro che rilassata e tranquilla vagava per casa, fermandosi a fissare alcuni oggetti, cercando di capire se la stessero chiamando oppure no, o se emanassero una qualche sorta di energia.
La sera concordata si ritrovarono con Rosalie e Jessica, l’altra sua migliore amica, a casa di Alice, sul retro del giardino, in cui vi era uno spazio in cui i suoi genitori parcheggiavano l’auto, con il pavimento in cemento. Era stata quest’ultima che aveva suggerito la loro partecipazione per aumentare l’energia positiva e Bella, anche se sapeva che si sarebbe sentita un po’ a disagio, non si era opposta.
Prima di iniziare il rito, Bella mostrò i numerosi oggetti che aveva raccolto alle altre ragazze, che ne esclusero alcuni in quanto riconducibili a qualcosa che avevano vissuto insieme o di cui, comunque, sapevano la provenienza.
Mentre Alice si occupava di preparare tutto quello che serviva, le amiche la osservavano in religioso silenzio. Preparò un barbeque da campeggio accendendo un fuoco con alcuni ciocchi di legno presi da un piccolo mucchio isolato dagli altri, che fece pensare a Bella che non fosse la prima volta che svolgeva riti del genere nella sua casa. Attorno al bbq disegnò un grande cerchio con del sale preso da un grosso sacchetto appoggiato vicino ai ciocchi di legno. Il cerchio era abbastanza grande da contenere almeno una decina di persone, in modo che potessero mantenere una certa distanza dal fuoco per non scottarsi. Appena fuori dal cerchio di sale dispose un altro cerchio formato da grosse candele bianche, che furono accese solo una volta messe tutte a terra, usando la fiamma di una candela più piccola di colore rosso. Poi, dentro al cerchio, usando della terra, aveva disegnato sul pavimento degli strani simboli. Durante tutta la procedura, le ragazze avevano dovuto rimanere dentro al cerchio.
Quando il fuoco fu vivace e intenso, Alice aveva finito di preparare tutto e le guardò, seria, tenendo tra le mani un panno ripiegato più volte su se stesso. «E ora, è il momento del sacrificio.» mentre lo apriva, lentamente, le sue amiche videro che avvolgeva quattro coltelli affilati, con una decorazione molto particolare sul manico intarsiato.
Bella si sentì mancare e provò il desiderio di fuggire via. «Sacrificio, Alice? Non ne avevi parlato. Che genere di sacrificio?» chiese col tono serio.
«Normalmente servirebbe il sangue di una vergine, ma nessuna di noi lo è e non sono ammesse persone estranee all’interno del cerchio. Oppure un accoppiamento, ma non credo che qualcuna di voi avrebbe accettato di fare sesso davanti alle altre. Quindi ci faremo bastare il nostro sangue. Sarà sufficiente farci un taglio sul palmo della mano, o sul polso, da cui dobbiamo far uscire qualche goccia di sangue. Questo è il nostro sacrificio agli dèi, per predisporli ad aiutarci. In qualità di sacerdotessa, inizierà io, poi lo farà Bella, quindi Rosalie e Jessica.»
Nessuna delle ragazze disse nulla, mentre Alice dava un coltello ciascuna, poi si avvicinò al braciere e ci mise sopra il coperchio estinguendo il fuoco.
«Mi raccomando: da quando il mio sangue toccherà le braci, non dovrete esitare nel compiere il vostro sacrificio. Potrete parlare solo se vi interrogherò. Al momento di mettere gli oggetti sul braciere, uno alla volta, potrò farvi delle domande e voi dovrete rispondere con sincerità. Dovete credere in quello che stiamo facendo: se sarete scettiche, gli spiriti non ci daranno risposta. Tutte pronte?»
Annuirono.
Era una situazione assurda. Bella, e sicuramente anche Rose e Jessica, era spaventata da morire, le sembrava davvero di essere la protagonista di un film horror. E nessun horror finisce bene, lo sapeva. Se solo riuscisse a ricordare… non ci sarebbe stato bisogno di affrontare tutto quello. Ma cosa le era successo? Cosa aveva dimenticato? E perché?
Osservò Alice con apprensione: era stranissimo vederla in quelle vesti: lei, di solito così allegra e sbarazzina, ora era seria e concentrata. Persino i lineamenti del suo volto erano cambiati, rendendo l’espressione più severa e il viso più spigoloso. Era una notte senza luna e la casa di Alice era piuttosto isolata. Intorno a loro regnavano sovrani il silenzio e il buio, sfregiati solo dai bisbigli della sua amica e dalla luce delle numerose candele.
Finalmente Alice sollevò il coperchio: il fuoco si era spento e al suo posto ardevano luminose le braci che le conferivano un aspetto inquietante. Afferrò il coltello e praticò un taglio netto sul polso, facendo sgorgare un rivoletto di sangue che sfrigolò sulle braci, alimentando una nuova, piccola fiammella. Fece un passo indietro lasciando il posto a Bella che la imitò, trovando dentro di sé, non sapeva come, la forza di compiere quel gesto assurdo. Il suo taglio risultò un po’ più profondo di quello di Alice, ma non provò nessun dolore. Rimase un istante a guardare il sangue rosso sgorgare, poi ricevette un colpetto di incoraggiamento sulla spalla e lasciò scivolare il suo sangue vicino a quello di Alice. Questo fece crescere un po’ di più la fiammella. Neanche Rosalie e Jessica esitarono e quando anche l’amica si allontanò, il fuoco era nuovamente vivace.
Alice porse a Bella il cestino con i suoi strani oggetti. Avevano concordato l’ordine con cui li avrebbe presi, mantenendo per ultimo quello che, forse, era il più importante. Afferrò il primo e lo guardò un momento prima di gettarlo tra le fiamme. Si trattava della copertina di un cd, e più precisamente Clair de lune di Debussy. Quando se l’era trovata davanti, Bella aveva avuto un sussulto ma non era riuscita a spiegarne il motivo. Mancava il cd perché non era riuscita a trovarlo da nessuna parte, e nessuna delle sue amiche, o la sorella, aveva saputo darle informazioni. Mentre il fuoco avvolgeva la copertina, Bella rimase sbalordita da quello che vide: tra le fiamme comparve l’immagine di una persona.
Rimase scioccata. Era un ragazzo. Bellissimo: la linea della mandibola ben delineata, il naso importante, la bocca socchiusa, lo sguardo deciso.
Non fece in tempo a notare altro che l’immagine svanì tra le fiamme. Fissarono tutte sbalordite Alice, che fece un sorrisetto come a dir loro Ve l’avevo detto!
Le porse ancora il cestino e Bella prese un altro foglietto. Non sapeva se questo avrebbe funzionato, perché l’oggetto che avrebbe dovuto bruciare era un giubbotto da uomo, leggero, di colore grigio, che aveva scovato nel suo armadio, nascosto sotto a un suo giubbotto. Era l’unico oggetto che la faceva stare bene. Ci aveva anche dormito, ma non lo aveva detto a nessuno. Quando stava male, Bella lo indossava e le trasmetteva serenità, si sentiva protetta e al caldo. Infatti, anche se era il mese di giugno, aveva sempre freddo, un freddo assurdo che sembrava venire da dentro di lei, uscirle dalle ossa. Non sapeva di chi fosse o come mai ce l’avesse lei, ma sentiva che era importante e non se ne sarebbe liberata per nessuna ragione al mondo.
Prese la foto e, con mano tremante, la buttò nel fuoco. Come fu avvolta dalle fiamme, il fuoco divampò alto e comparve l’immagine di due persone. Una era il ragazzo di prima, o almeno lo sembrava: i capelli spettinati, i lineamenti spigolosi, la mascella pronunciata, alto e bellissimo. Nella visione aveva addosso proprio quel giubbotto e se lo stava togliendo per poi darlo all’altra figura, di una ragazza.
E quella ragazza era Bella.
Quando la figura della visione ebbe indossato il giubbotto, lui la sollevò come se pesasse quanto una piuma e la prese in braccio. Bella guardò la sé stessa della visione che, con gli occhi chiusi e il viso appoggiato alla spalla di quel ragazzo, sembrava rilassata, serena.
Chi cavolo era quel ragazzo? E quando era accaduto quello che stavano vedendo? Guardò la propria immagine tra le braccia di quel ragazzo finché questi si voltò, dando loro le spalle e, di fronte alla coppia della visione, comparvero Rosalie, Alice e Jessica. L’immagine durò il tempo di un battito di ciglia, ma lo videro tutte, e tutte ne rimasero sorprese e scioccate allo stesso modo. Nessuna di loro ricordava quel ragazzo e quel momento.
In che cos’era finita? E perché nessuna di loro ricordava nulla?
«Alice, non è che stiamo assistendo a qualcosa che deve ancora accadere?» le chiese Bella.
Alice era pallida e anche lei sembrava confusa. «Assolutamente no. Il futuro non si può prevedere con certezza, basta che qualcuno cambi decisione e il futuro si modifica. Quello che abbiamo visto è successo. Lo sento. Ma questo non è normale. Se tutte lo abbiamo dimenticato, vuol dire che-» si interruppe, preoccupata. «Andiamo avanti.»
Nessuna di loro osò contraddirla o chiedere spiegazioni.
Il terzo ed ultimo oggetto era un pezzetto di carta. Sembrava provenire da un foglio più grande, come un biglietto o una lettera, che fosse stato strappato in mille pezzi per essere gettato via. Quel pezzettino doveva essere sfuggito dalle mani di chi aveva compiuto quel gesto, scivolando a nascondersi sotto al letto, vicino al muro. La calligrafia era maschile, ordinata, precisa ed elegante, e le parole che si leggevano erano poche, una per riga: “erò sempre”, “ò con te”, “aspettare”, “amore mio.” E una firma: “Edward”.
Impossibile risalire all’intero contenuto della lettera. E quel nome, dal sapore così antico: Edward. Bella non conosceva nessuno con quel nome. O sì? Un brivido le corse lungo la schiena e si fermò nello stomaco, provocandole una strana sensazione. Era davvero confusa. Mentre stava per gettare il biglietto nel fuoco, Alice le bloccò il braccio a mezz’aria, «Aspetta. Voglio provare a fare una cosa.»
«Cosa?»
«Un’invocazione.»
«Cosa? E chi vorresti invocare?»
«Il mio spirito guida. Una volta bruciato l’ultimo oggetto, non avremo più nulla a disposizione, quindi voglio chiedere consiglio a lui.»
«Non sarà pericoloso, vero?»
«Assolutamente no, Bella. Non preoccuparti.»
Alice giunse le mani e chiuse gli occhi, concentrandosi. Quando li riaprì, erano completamente bianchi e una leggera brezza le vorticava attorno, scombinandole vestiti e capelli.
Tutte la guardarono scioccate e impaurite, nessuna osava fiatare.
Bella non riusciva a fare a meno di pensare all’immagine di quel ragazzo. Rivide chiaramente il suo viso e si rese conto che sentiva un nodo allo stomaco, come se si emozionasse a pensare a lui. Anche il suo cuore batteva più veloce: lui, forse, l’aveva riconosciuto.
Alice intanto stava alzando le mani al cielo, recitando una strana litania in una lingua sconosciuta.
Il ventò si alzò improvviso strappando il foglietto dalle mani di Bella che, sorpresa, urlò «Edward!»
Alice si interruppe e tutte e quattro osservarono il pezzetto di carta volteggiare nel vento e finire dritto nel braciere. Il fuoco divampò subito, con lunghe fiamme.
«Oh, no, Bella! Cos’hai fatto!» mormorò Alice con lo sguardo perso nel vuoto, i suoi occhi ora normali.
«Cosa? Cosa?» urlò Bella con voce stridula.
«Non muovetevi! Non uscite dal cerchio per nessun motivo! Nessuno! Uniamo le mani!» Alice impartì gli ordini urlando, ma la voce era distorta, non sembrava la sua. Si presero le mani l’un l’altra. Jessica e Rosalie erano incapaci di parlare, lo sguardo sconvolto e vitreo.
Le fiamme ora vorticavano in un denso fumo nero formando una colonna di fuoco che si ergeva per una decina di metri verso il cielo.
«Alice! Cosa succede?»
«L’abbiamo evocato, Bella!»
«Chi?»
«Non lo so. Non lo so.» L’espressione di Alice non era semplicemente spaventata come quella di tutte loro, ma vi si leggeva il terrore. Era l’unica a sapere che quello che si stava materializzando lì, poteva essere l’anima di un defunto proveniente dall’aldilà. Uno spirito malvagio. Oppure un demone. Oppure…
«Eccolo.» mormorò Alice quando la colonna formata dalle fiamme sparì all’improvviso, lasciando solo una nuvola di fumo scuro.
Il fumo vorticò per pochi secondi e poi sparì nel nulla.
Al suo posto, una figura. Immobile.
La sagoma avanzò di un passo verso di loro. Il cuore di Bella saltò un battito e non si accorse che Alice e Rose le stavano stringendo così tanto la mano da poterle spezzare le ossa.
«Edward?» si lasciò sfuggire.
Era disorientata, lo stomaco sottosopra, la testa pesante e si sentiva sul punto di vomitare e svenire. Non necessariamente in quest’ordine.
Quella… presenza non era reale, non era lì in carne ed ossa. Era una visione, come quelle di prima, ma incredibilmente poteva interagire con loro.
«Bella?» La fissava, con l’espressione incredula, lo sguardo penetrante. Nessuno dei due riusciva a staccare gli occhi dall’altro, non esisteva nulla al di fuori di loro due.
Più guardava Edward e più le tornavano alla mente i ricordi. Sapeva chi era, cosa era. Ricordava il loro primo incontro in quell’aula scolastica. Ricordava le difficoltà che avevano incontrato e vinto. Ricordava Victoria, la battaglia alleati ai lupi contro i neonati vampiri.
Ricordava la notte prima della battaglia. Quando Edward, inginocchiandosi a terra nella sua stanza, le aveva fatto la proposta di matrimonio.
E ricordava il suo sì.
Poi, il nulla.
Edward camminava verso di loro, ma non si avvicinava realmente, non era lì.
«Come avete fatto a…?» era sorpreso, non sapeva cosa stesse succedendo. Stava andando a caccia con suo fratello Emmet, quando all’improvviso si era aperta una specie di varco ed erano apparse quelle quattro ragazze spaventate.
E una di loro era Bella. La sua Bella. La sua promessa sposa. La sua cantante.
«È… è stata Alice. Voleva evocare il suo spirito guida con un rito, ma io mi sono messa in mezzo, ho pronunciato il tuo nome e…»
Edward fece un sorriso dolce, «La mia Bella. Non cambi mai, eh?»
Bella aprì la bocca ma venne preceduta da Alice, «Mi spiace interrompervi. Ma non lo so quanto tempo abbiamo. Queste cose durano al massimo pochi minuti. Edward, ora anche io mi ricordo di te, ma non so perché sei sparito nel nulla. Cos’è successo?»
Edward annuì. «Stavamo organizzando il nostro matrimonio, ricordi Bella? Stavamo decidendo la data, quando è arrivata Nonna Swan. Lei ha capito subito chi, o meglio cosa, io fossi. Ha cercato di parlarti, di farti cambiare idea, ha provato a parlare con tuo padre, ma nessuno di voi l’ha ascoltata. Tuo padre l’ha presa per pazza. Allora ha fatto venire un prete da non so dove e hanno fatto un rito con delle preghiere. Ti hanno fatto dimenticare tutto di me, di avermi conosciuto. Tua nonna ha buttato via tutto quello che in qualche modo credeva fosse collegato a me, per non farti ricordare. Hanno lanciato un anatema su di me e la mia famiglia, cacciandoci da queste terre finché tu sarai in vita. Inoltre ci è impossibile contattarti. L’unica ragione per cui ora riesco a starti così vicino, è che non sono qui fisicamente. Altrimenti il dolore che proverei sarebbe insopportabile, paragonabile all’essere bruciato vivo. Non hai idea di quante volte ci ho provato.»
Mentre Edward raccontava, Bella recuperava piano piano ogni ricordo, anche quelli riferiti a quella strana cerimonia a cui la nonna l’aveva costretta a partecipare. Ricordava il dolore al petto, mentre cercavano di strapparle via l’amore che provava per Edward. Non ci riuscirono: lo sopirono solamente. Bella sentì di amare ancora Edward. Lasciò le mani delle sue amiche e si avvicinò a lui, anche se sapeva che non era reale. Avrebbe voluto toccarlo, accarezzarlo, baciarlo. Ma la sua immagine si stava affievolendo.
«Bella, aspetta. Devo dirti tutto perché solo tu puoi spezzare questa maledizione. In questi mesi, anche io ho sofferto come te. Ci amavamo e nonostante tutto ci amiamo ancora. Ci siamo promessi amore eterno, le nostre anime si appartengono e si apparterranno sempre.»
La visione si affievolì ancora e Edward riprese a parlare veloce. «Solo tu puoi spezzare la maledizione di tua nonna e l’unico modo per farlo è venire volontariamente da me.» L’immagine di Edward era quasi svanita del tutto, ma riuscì ad aggiungere l’ultima cosa importante: «Ora viviamo in Alaska con il Clan di Denali. Ti prego, Bella, vieni. Ti amo!» Poi una nuvola di fumo nero lo inghiottì.
Rimasero in silenzio per lunghi istanti, troppo scioccate per dire una parola. Tutte, ora, ricordavano Edward e la famiglia Cullen.
Alice fu la prima a recuperare la freddezza e concluse il rito. Spense le candele e disperse il sale e la terra, poi invitò tutte dentro casa.
Bella era quella che stava reagendo nel modo peggiore: era apatica, non reagiva, fissava il vuoto con occhi spenti e vitrei.
«Bella, ti prego, reagisci! Parla con noi!» cercava di scuoterla Alice ma non otteneva alcun risultato. Preoccupata, provò a pronunciare quella che sperava fosse una parola magica: «Edward!»
Funzionò. Gli occhi di Bella tornarono lentamente alla normalità e si guardò intorno disorientata.
«Bella,» le chiese Alice, «ora ricordi?»
Annuì. «Sì. Mi ricordo di lui. E anche di mia nonna. Ricordo quando mi ha portato in quella chiesa, di sera. Ricordo le loro preghiere, il dolore al petto. Credevo volessero uccidermi.»
«Bella, credo ti abbiano fatto una benedizione per tenere le creature demoniache lontano da te, ma non conosco molto di Cristianesimo…»
«Creature demoniache? Edward non è una creatura demoniaca! E neanche i Cullen!»
Alice si lasciò sfuggire un sospiro stanco, buttandosi indietro sul divano, «Lo so, Bella. Ma, tecnicamente, sono… defunti. E si crede che non abbiano più un’anima. Quindi sono considerate creature demoniache. Che farai ora?»
«Prenderò il primo volo per l’Alaska. Voglio andare da lui, voglio vederlo.»
«E poi?» chiese Alice, titubante.
«E poi staremo insieme, ovviamente! Il mio posto è con lui!» detto questo si alzò e si diresse alla porta. Alice si chiese se fosse il caso di cercare di farla desistere, ma si rese conto che l’amica non sarebbe stata ad ascoltarla, quindi la lasciò andare.
Bella arrivò a casa sua, dove viveva con suo padre e, da qualche tempo, con Nonna Swan, che aveva deciso di fermarsi più tempo di quanto era in programma per stare vicino alla nipote malata. Non perse tempo, si collegò al sito della compagnia aerea e prenotò il primo volo disponibile per l’Alaska. Fortunatamente, era la mattina seguente. Poi prese una valigia e iniziò a riempirla con tutti i vestiti pesanti che le capitavano sottomano: anche se era giugno, il clima in Alaska era imprevedibile. Trascorse la notte a ripensare a Edward, a tutto quello che stava ricordando, alle settimane che aveva trascorso senza di lui. Dormire era stato impossibile e non ci aveva neppure provato. All’alba svegliò Charlie, suo padre. Gli disse che doveva andare, ora non poteva spiegargli nulla, ma lo avrebbe fatto non appena fosse riuscita a sistemare le cose. Non salutò Nonna Swan: capiva che aveva agito in buona fede, ma ora non era pronta a perdonarla o a darle spiegazioni.
Trascorse le ore di volo in uno stato di impazienza mai provato prima. Non vedeva l’ora di vederlo, di abbracciarlo, di baciarlo. Moriva dalla voglia di toccare quel corpo perfetto e freddo, così in contrasto con il suo, morbido e caldo. Voleva passare le dita tra quei capelli così morbidi. Quasi non ricordava la sensazione di sentirsi passare le sue mani sul corpo, non ricordava quelle labbra sulle sue… Oh, c’erano troppe cose che non riusciva a ricordare, ma che non vedeva l’ora di provare ancora.
Una volta atterrata, si rese conto che non aveva idea di come avrebbe fatto a trovare Edward: non era mai stata dal Clan di Denali.
Mentre recuperava la sua valigia decise che, intanto, avrebbe noleggiato un’auto e poi… e poi… e poi non ne aveva idea.
Le porte scorrevoli si aprirono e Bella si trovò davanti la folla venuta ad accogliere i viaggiatori. Uscì camminando a testa bassa, immersa nei suoi pensieri. Ad un certo punto, però, sentì una strana sensazione alla bocca dello stomaco. Alzò di scatto lo sguardo.
E lo vide.
Edward.
Era lì, lo sguardo sorpreso, le labbra curvate in un debole sorriso. Svettava su tutti per la sua incredibile bellezza, i capelli di quel colore indefinito e unico, né rosso né biondo. Sembrava non fosse sicuro che lei sarebbe venuta davvero. Rimasero a guardarsi per alcuni secondi, entrambi increduli e felici, poi Edward fece un passo verso di lei e Bella iniziò a correre. Percorse di volata quei pochi metri per atterrare tra le sue braccia, che subito la strinsero. Edward affondò il viso tra i suoi capelli, mormorando quanto le fosse mancata, e Bella pianse. Di gioia, di sorpresa, di sollievo. Le lacrime le scorrevano copiose lungo le guance. Finalmente, tutto il dolore provato fino a quel momento era passato: era bastato essere stretta tra le braccia di Edward, sentirne il profumo, il corpo premuto al suo.
E, finalmente, le sue labbra contro le proprie. Sapeva che Edward si era sempre trattenuto nel dimostrarle fisicamente il suo amore, perché lei era ancora umana, ma con quel bacio non si trattenne più. Le prese il viso tra le mani e accarezzò le sue labbra, poi la sua lingua si fece strada nella sua bocca, dapprima con dolcezza e poi con passione. Quel contatto inaspettato le fece girare la testa e si strinse ancora di più a lui. Tutto il mondo intorno a loro sparì. Quel bacio fu lunghissimo ma allo stesso tempo troppo breve, non avrebbe mai voluto staccarsi da lui.
«Ti amo.» le sussurrò, accarezzandola col respiro.
«Ti amo anch’io.»
La guardò negli occhi ancora per qualche istante, poi mormorò «Andiamo ora, ti stanno aspettando tutti.» Prese la sua valigia e, mettendole un braccio attorno alla vita, la guidò verso la sua Volvo.
Quando arrivarono nell’insediamento del Clan di Denali, uscirono tutti per accoglierla e salutarla. La prima fu Esme che la strinse e non voleva più lasciarla, poi fu la volta di Carlisle, che la abbracciò brevemente con un sorriso affettuoso, quindi Jasper ed Emmet. Qualche passo indietro, vide anche Irina e Kate, che l’accolsero con entusiasmo, e Tanya che l’accolse più freddamente, ma a Bella non importava.

Le bastava essere finalmente, di nuovo, con Edward.

FINE

15 commenti:

  1. Molto, molto carina, davvero mi è piaciuta tanto.
    Nonostante faccia, più o meno riferimento alla storia originale, cosa che non mi piace molto in genere, l'ho trovata veramente bella.
    Una storia semplice e fresca eh sì, nonostante il fuoco l'ho trovata fresca.
    Anche l'idea del rito, del paranormale l'ho trovata molto interessante anche se il sangue della vergine mi sembra eccessivo... per questi riti basta del sangue animale.
    I miei complimenti e grazie di aver partecipato.

    JB

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  2. Ah, che bel ritorno alle origini...! Sei stata molto brava ad aggiungere una specie di "What if" alla nostra storia preferita, senza snaturarla ma anzi in modo realistico e molto romantico. Piacevolissima lettura.

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  3. Questa storia mi è piaciuto moltissimo. Ci sarebbe lo spunto per allungarla volendo ma anche così ha tutto quello che serve.
    Si legge volentieri, ti tiene ben avvinghiato perchè è veloce e non ci sono momenti di "stanca". Sì, me la sono proprio goduta.
    Complimenti e grazie.

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  4. Bella! Mi è piaciuta in ogni parte! Dal rito al suo sentirsi vuota senza sapere il motivo al loro ritrovarsi. Riprende il libro originale proponendo una diversa continuazione... mi è piaciuta tantissimo brava!

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  5. Terribile nonna Swan che vuole estirpare l’amore satanico dal cuore della sua nipotina. Mi chiedo come pensava di poter rimediare allo stato di apatia di Bella, ma forse sperava che tutto sarebbe passato col trascorrere del tempo o non si aspettava che il legame fra i due ragazzi fosse così forte. Mi viene un dubbio però: non avrebbero dovuto partecipare anche le altre ragazze al rito di esorcismo perché l’effetto “delete” funzionasse sulla loro memoria?
    La descrizione del rito di evocazione mi è piaciuto tantissimo e mi ricorda molto quello descritto da Benvenuto Cellini nella sua autobiografia, anche se in quel caso il risultato fu molto meno gratificante per l’evocatore di fantasmi. Mi colpisce anche il coraggio di Bella che nel fandom twilight è sempre descritta come emofobica mentre qui si taglia il polso senza battere ciglio. E ovviamente ho apprezzato il lieto fine perché sono un’inguaribile romantica (alla faccia di nonna Swan).

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  6. Bravissima! Bella l'idea, raccontata benissimo! La nonna Swan non si commenta...meno male che c'è Alice! Interessante il rito e l'evocazione! E l'amore trionfa! Grazie!

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  7. Storia molto interessante. Non amo molto neanche io il ripercorrere il racconto originale, anche se molto velatamente, ma questo non ha pregiudicato il piacere della lettura. A parte qualche imperfezione verbale si legge facilmente e senza annoiare.
    Mi permetto un suggerimento. Prima di usare termini che magari non ti sono familiari, cercane il significato preciso. L'utilizzo errato dei termini può rovinare il racconto. Es: hai usato il termine "svetta" riferendosi alla bellezza di Edward. La bellezza non svetta... lo fanno le montagne. Oppure "sfregiati"... non mi risulta che sia un termine che possa riferirsi al buio o al silenzio.
    Comunque sia, hai fatto un buon lavoro. Brava.

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  8. Bellissima storia! Mi è piaciuto il riferimento alla storia originale, in fondo l'Edward vampiro è il primo che mi ha preso il cuore *_*
    Bella idea e ben sviluppata, complimenti!

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  9. Che bello ritrovare Edward vampiro e quell'atmosfera magica tipica del primo Twilight!!! Sei stata veramente brava a riportarmi in quella dimensione magica e seduttiva, oscura ma intrigantissima. Bellissima anche la descrizione del rito di Alice, complimenti!!!
    Aleuname.

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  10. Brava sei riuscita a mescolare Twilight con qualcosa di nuovo, bella fantasia. La storia è davvero carina. Grazie della partecipazione.

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  11. Che bella questa storia! E che fantasia riuscire a coniugare Twilight con un'idea del tutto nuova! Sei stata davvero creativa e hai saputo inventare una one shot dalla lunghezza contenuta eppure, nell'insieme, esaustiva. Molto brava! Cristina.

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  12. Wow un Twilight del tutto diverso dall'originale a mio parare, e la cosa non mi dispiace per niente. bravissima ^_^ hahah e fortissima Nonna Swan!!!!

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  13. Detesto a priori tutto ciò che ha parla di riti esoterici, diavoli e robe del genere. Ti ho letta solo perché è una storia del contest e... Mi sono ricreduta!
    Brava! Sei partita da un argomento no (per me) ma lo hai sviluppato con originalità dando risposta ad ogni quesito!
    Complimenti!!

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  14. Originale, insolita, una piacevolissima lettura. Complimenti.

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