Titolo:
BIG ONE
Genere:
Commedia erotica.
Rating:
Rosso
Logline:
Mai avrebbe immaginato che il suo incubo peggiore si trasformasse nel
sogno più dolce.
Sinossi:
Un giovane scienziato alla ricerca di dati utili ad anticipare il
verificarsi di un catastrofico evento naturale.
Una
terribile paura mai superata messa a dura prova.
Un
rapido succedersi di eventi che hanno come scenario una delle
riserve naturali più affascinanti del centro america.
Una
passione bruciante che esplode in tutta la sua sensualità.
La
rivelazione di un grande amore.
Mancano
due miglia.
Ormai
sono quasi arrivato... ed anche quasi esaurito.
Non
vedo l'ora di farmi una bella doccia e rilassarmi un po' prima di
raggiungere la mia destinazione definitiva. Spero di averne il tempo.
Ecco
il villaggio turistico. Che parolone... l'Eco Tour la Tres Virgenes
mi sembra tutto tranne che un villaggio turistico.
D'altronde,
chi verrebbe a fare le vacanze in un sito vulcanico in Messico?
Eppure ci vengono se esiste questo posto, mah... la gente non la
capirò mai.
All'entrata
chiedo informazioni per arrivare ai bungalows prenotati a mio nome...
in verità sembrano più baracche.
In
teoria, dovrei già trovare Jasper... infatti:
“Ehi...
ben arrivato Big. Come mai così presto?”.
“Non
cominciare...”
“Io
ho fatto appena tre ore di viaggio, te invece? Quanti giorni?”.
“Jasper...”
“Oh
dimenticavo stamane sono andato a fare colazione alla caffetteria di
Alice prima di andare in aeroporto, ti saluta.”.
“Grazie.”.
“Mi
ha detto che ti ha visto una settimana fa.” scoppia in una gran
risata.
“Hai
finito di prendermi per il culo?”.
“Non
lo so, ci devo pensare su.”.
“C'è
acqua calda in questo buco almeno?”.
“Potrebbe...”
“Piantala
Jasper, ho bisogno e voglia di una doccia. Ho tempo di riposarmi?”.
“Big
One, non ti piacerà quello che ho da dirti.”.
E
infatti non mi piace proprio, corro alla reception o a quella che le
dovrebbe assomigliarle e, tutto d'un fiato, parlo con il signore che
trovo:
“Scusi,
mi hanno appena comunicato che dovrei raggiungere El Virgin in
elicottero. Questo non è possibile. Io...” indico me stesso,
“...non posso volare. Devo portare i macchinari, devo andare con la
mia jeep.”
“No
señor.”
“No
señor
cosa? Io devo andare con la jeep.”.
“No
señor,
no se puede.”.
“Come
no se puede, mi avevano assicurato che si potevano raggiungere i
vulcani con la jeep.”.
“No,
nada coche, solo en vuelo.”.
“Come
solo in volo, no, no sicuramente si può...”
“Nooooo,
no se puedeeeeeeeeee. No. Se. Puede. Señor
no, no se puede!” e mi fa pure di no con il ditino, mi sento tanto
il protagonista di una vecchia pubblicità.
In
cuor mio, spero ancora in uno scherzo del perfido Jasper.
Mi
metto in contatto con il M.I.T. per chiedere spiegazioni e... niente,
no se puede.
Sconfitto,
torno da Jasper che già sta scaricando la jeep insieme a due...
marcantoni.
“Allora?”,
mi chiede ridendo sotto i baffi che non ha.
“Allora
un cazzo.”.
“Hmmm,
deduco che non sia andata bene.”.
“Fanculo.”.
“Problemas
señor?”
chiede marcantonio uno.
“Al
mio amico non piace volare.”.
“Almeno
il pilota è qualificato? Quanti anni ha? Da quanto vola?
L'elicottero è sicuro? O è un cimelio di guerra?”.
“Edward
calmati, li stai...”.
“Calmati
un cazzo!”, anche marcantonio uno e due si mettono a ridere sotto i
baffi, che hanno.
Intanto
la radio della jeep, ancora accesa, interrompe la trasmissione per
comunicare che un elicottero è precipitato vicino a non so quale
isola visto che il mio cervello è bloccato sul... precipitato.
Vedendomi
sbiancare, i marcantoni cercano di rassicurarmi.
“Tranquilo
señor,
tranquilo.” se mi chiamano ancora señor,
spacco qualcosa. “Es muy, muy bueno el piloto.”, chissà com'è
ma non mi convincono molto questi due ma non posso controbattere
perché lo sento.
Il
cuore mi si ferma al suono di quel
rumore che si avvicina.
Quando
avvisto l'obbrobrio, inizio a sudare freddo.
Quando
il mostro atterra a poca distanza da noi, dato lo spazio dietro i …
bungaracche, mi si azzera la saliva... e io ne ho parecchia
normalmente.
Ma
la tragedia è quando vedo scendere da quella oscenità un soldo di
cacio, non è il mio pilota vero?
Non
può essere un pilota questo ragazzino, vero?
Mi
sono sbagliato... la tragedia diventa vera quando, il soldo di cacio,
si toglie il casco e una valanga di capelli castani le ricade sulla
schiena.
Non
è una donna vero?
Il
mio pilota non può essere una donna, vero?
Non
sto per svenire, vero?
Eppure
la vista annebbiata mi fa capire che non sto bene, non sto affatto
bene.
Per
fortuna Jasper mi sorregge e non finisco a terra, mi fa sedere sui
scalini della bungaracca.
Il
soldo di cacio, finito di salutare i suoi amici, si avvicina con una
bottiglietta d'acqua che mi offre:
“Tutto
bene?”, scuoto la testa e prendo un sorso d'acqua ma la mia bocca
rimane asciutta.
“È
precipitato.”.
“Cosa?”.
“Elicottero.”.
“È
precipitato un elicottero?”, faccio cenno di sì. “Dove?”,
scuoto la testa e i marcantoni le rispondono. “Bene!”.
“Come
bene?”.
“Beh
per oggi siamo salvi, se sono precipitati loro, statisticamente
parlando a noi dice bene.” e mi fa l'occhiolino.
No
ma, da dove è uscita questa?
Ditemi
che sono in un incubo e tra poco mi sveglio.
“Siamo
pronti per partire?”.
“No.”.
“Quanto
tempo ti serve?”.
“Una
vita non mi basta.”.
“Qual'è
il problema?”.
“C'è
un altro pilota vero?”.
“Sono
io il problema?”.
“Sì,
no... non solo.”, per fortuna interviene Jasper prima che peggiori
la situazione e inimicarmi il pilota.
“Lui
è il problema, lui e la sua paura di volare. Ma adesso si fa una
bella doccia ed è pronto. Giusto Big One?”.
“Sì.”
ma la mia testa si muove in senso di diniego, sono più scollegato
che mai.
“A
quanto pare dovrà essere una doccia miracolosa.”, borbotta la tipa
mentre Jasper mi spinge verso il bungaracca.
Quando
ne riesco, lindo e pinto, non passo inosservato alla tipa:
“Che
ne hai fatto del mio passeggero?”.
“In
effetti... avevo bisogno di una bella ripulita.”.
“Non
eri male neanche sporco e barbuto...” si sta mordendo il labbro?
Interessante, “... sì, okay...” borbotta, “... allora sei
pronto? L'elicottero è stato caricato.” lo sguardo da lei va al
mostro, non posso fare a meno di deglutire, questo è un incubo, il
mio incubo peggiore.
“Vedrai
non farai in tempo a salire che già dovrai scendere.”.
“Magra
consolazione.”.
“Mi
dispiace, non c'è un altro pilota disponibile.”, il suo tono
diventa seccato. Ahi, ahi, meglio correre ai ripari.
“Non...non
sei tu. Sono io. Non ho mai volato e pensavo di cavarmela anche
stavolta. Scusami per prima... è stato un susseguirsi di eventi.”,
le sorrido mentre la mia mano va ai capelli che già hanno un senso
tutto loro.
Sorride
anche lei, okay... pace fatta.
“Cominciamo
da capo?” mi guarda non capendo, le allungo una mano “Sono Edward
Cullen, il tuo passeggero.”.
“Isabella
Swan, ma puoi chiamarmi Bella e sono il tuo pilota.”, mi risponde
stringendomi la mano, la presa è forte, sicura di sé. È
già qualcosa no?
“Andiamo?”,
non sono io che parlo vero? Che mi è preso? Bastano due occhioni a
farmi distrarre? Beh... due occhi da cerbiatta, due labbra che
morderei anch'io, due tette niente male, un culo da urlo e gambe
degne di tutto il resto. No, non gli ho fatto la radiografia. È
che la sua mise, pantaloncini e canotta, mette in risalto il suo
corpo, tutto il suo corpo.
“Oh
sì, andiamo, meglio non perdere quest'attimo d'intraprendenza.”,
ridiamo ma veniamo interrotti:
“Vedo
che la stai prendendo bene Big.”.
“Ecco
quindi non rompere.”.
“Okay
amico, ci sentiamo via radio allora. Ci vediamo nei week end?”.
“Vediamo,
vorrei volare il meno possibile.”.
“Come
immaginavo.”, sento la sua risata allontanarsi mentre seguo il mio
pilota.
Una
volta preso posto, lei fa il check, avvia il motore e la mia saliva
sparisce di nuovo.
“Allora
Edward, come mai da queste parti?”, mi volto verso di lei e
rispondo, almeno ci provo.
“Studio.”.
“Studio?”.
“Vulcani.”.
“Sei
nel posto giusto allora, qui ci sono solo vulcani.”.
“Già.
Tre.”.
“Hmmm...
il mio era un invito ad essere più... eloquente.” in
effetti, sembro un deficiente.
“Sono
stato mandato qui dal M.I.T., mi occupo della ricerca sul Big One e
quindi...”
“Big
One? Quello grosso?”.
“Sì,
è il nome che hanno dato ad un possibile futuro terremoto che
potrebbe essere uno dei più potenti mai verificatisi negli Stati
Uniti.”.
“Ma
non ti chiama così il tuo amico?”.
“Già.”,
sorrido.
“Non
mi sembri un terremoto.”, non ti allargare ragazza.
“A
parte che il lavoro dei vulcani è sotterraneo, finché non...
eruttano, e poi... non solo per quello mi chiama così.”.
“E
per cos'altro?”, no ma, davvero? Dobbiamo parlare delle mie
dimensioni? “Allora?”.
“Non
ci arrivi?”.
“Ci
devo arrivare?”.
“Sarebbe
meglio.”.
“Mmmmh...
Big One... Quello grosso... cosa... oh...” vedo che il suo sguardo
scende al mio pube, “... Davvero?”.
“Davvero!”.
“E
lui che ne sa... siete gay? Non mi sembrava.”.
“Cosa...
no, no che non siamo gay.”.
“Allora
come fa a dirlo?”.
“Ovviamente
non è lui che mi ha dato il soprannome.”.
“Se
lo dice la tua ragazza non vale.”.
“Non
ho la ragazza, solo un po' di conoscenze femminili.”.
“Lo
sai sì che se dici una cosa del genere, poi bisogna verificare?”,
pensi di mettermi in soggezione? Ti sbagli di grosso, giusto per
rimanere in tema, il fatto che sia stato un deficiente fin'ora non
vuol dire che lo sono veramente.
“Quando
vuoi bellezza, a tua completa disposizione.”.
“Okay,
okay Big One... calmati... puoi anche slacciare le cinture e
scendere.”.
Stupito
mi guardo intorno e vedo che siamo sulla vetta, vicino al cratere.
Ho
volato e non me ne sono accorto.
“Te
l'avevo detto no? Una passeggiata.” eh brava la mia pilota.
Dopo
avermi aiutato a scaricare, ci salutiamo e riparte con il suo mostro.
Una
volta da solo mi sistemo, prima di tutto monto la tenda, almeno il
riparo per stanotte è assicurato.
Quando
finisco di sistemare gli strumenti provo subito la radio e mi faccio
una chiacchierata con Jasper, anche per sintonizzare le nostre
apparecchiature.
Grazie
al fuoco acceso mi preparo la cena e me ne vado a dormire.
I
miei giorni solitari procedono tra gli studi e le visite quotidiane
di Bella, che mi porta sempre qualcosa.
L'altro
giorno si è presentata addirittura con una tinozza, ha detto che era
ora che mi facessi un bagno, il giorno dopo mi ha portato l'acqua in
più.
È
completamente fuori di testa ma le sono grato.
Tra
l'altro è veramente piacevole stare rilassato nell'acqua, una
sigaretta in una mano, la birra nell'altra e le stelle come tetto.
Chi
l'avrebbe detto che sarei stato così bene vicino la bocca di un
vulcano.
E
siamo arrivati a sabato ed ecco il suono, ormai familiare, che mi
annuncia il suo arrivo.
“Ehi
Big, come va?”.
“Come
mai così tardi oggi?”.
“Ti
sono mancata?”.
“Mmmmh...
più che altro ero curioso di vedere cosa mi avresti portato oggi.”.
“Niente.
Almeno è quello che ti meriteresti.” e non mi risparmia una
linguaccia, eh... lo so io che gli farei a quella lingua. “Ma
siccome che io sono buona...” molto buona, “... Birra fredda per
adesso e...” tira fuori dalla borsa frigo una bottiglia di
spumante, “... questo per dopocena. Che ne dici?”.
“Wow,
che si festeggia?”.
“Volevo
festeggiare il passeggero più audace che ho avuto.”.
“Ha-ha,
spiritosa. Quindi... rimani a cena?”.
“È
un problema?”.
“Assolutamente
no. Ma non aspettarti una cena gourmet.”.
“Tranquillo
Big One, ci ho pensato io.” mi fa l'occhiolino e tira fuori dei
vassoi sigillati dove deduco ci sia la nostra cena.
“Dimmi
che c'è una bistecca la dentro... necessito di una bistecca.”.
“Credo
che il tuo desiderio è stato esaudito.”.
“Ma
chi ti ha mandato.”.
“Nessuno,
mi sono auto invitata.” scuoto la testa, lei ride, l'aiuto a
scaricare, apriamo le prime birre e le chiacchiere, che si
approfondiscono durante la cena.
“Come
mai sei venuto proprio qui, nella penisola messicana, per i tuoi
studi?”.
“Il
Big One si potrebbe scatenare per l'elevato accumulo di energia nella
Faglia di Sant'Andrea, volevamo vedere se si può monitorare la cosa
anche da qua. Il complesso Tres Virgenes è un buon posto visto che è
formato da tre vulcani di età diversa. Il Vejo, il più vecchio, El
Azufre e El Virgen il più giovane, relativamente, visto che delle
lave sono state datate oltre trentacinquemila anni avanti Cristo.”.
“È
stata l'ultima eruzione?”.
“Ci
sono pareri discordanti su questo, sembra che l'ultima risalga al
settecento. Sono qui anche per questo.”.
“Comunque
ora dormono tutti, giusto?”.
“Al
momento pare di sì, ma in questi giorni ho visto dei cambiamenti nei
gas.”, rispondo pensieroso.
“Mi
devo preoccupare?”.
“Ti
pare che starei qui?” la vedo preoccupata, meglio cambiare
argomento. “Allora? Festeggiamo?”, chiedo mentre prendo la
bottiglia di spumante ancora fresca.
“Forse
è meglio che vada, si è fatto tardi. Ti lascio al tuo bagno, ho
visto che hai messo su l'acqua. ” si alza, si sgranchisce e si
avvicina all'elicottero, la seguo. “Allora... Big One, ci si
vede.”, si gira per salutarmi.
“Perché...”
mi guarda in attesa che finisca di parlare, la mia mano va a
prenderle un ciuffo di capelli ribelle, la porta dietro l'orecchio,
ferma il cammino sul suo collo esile, il pollice le accarezza
delicatamente il viso. “Perché, non rimani... Puoi dormire qua.”
il suo sguardo si incuriosisce, “Rimani, festeggiamo. Non so se
l'hai mai fatto ma è fantastico stare nella tinozza sotto il cielo
stellato...” il pollice accarezza le sue labbra, sul mento lascia
il posto all'indice che percorre il solco dei seni, dopo i quali le
altre dita si uniscono e con il dorso le accarezzo il ventre fino ad
arrivare alla sua cintura. Il suo respiro non è più regolare. “...
Con te sarebbe ancora più fantastico...” il suo sguardo va dalla
tinozza a me, da me alla tinozza. “... Vuoi?” continua a non
parlare, “Solo un bagno...” le mie dita s'infilano nella cintola
e lentamente la porto alla tinozza. “Aspettami qui.” la lascio il
tempo di portare l'acqua, controllo che sia a temperatura giusta e
poi mi dedico a lei.
M'inchino
le slaccio il primo scarponcino, con una carezza le faccio alzare il
piede per sfilarlo e togliere anche il calzino. Ripeto la stessa
operazione con l'altro piede. Continua a non parlare ma non si oppone
ai miei gesti, mi osserva attentamente, come incantata.
Di
nuovo fronte a lei, l'una negli occhi dell'altro, le sfilo la cinta
che lascio cadere a terra.
Bottone
dopo bottone, i pantaloncini fanno la stessa fine.
I
miei indici le fanno scivolare le spalline della canotta procurandole
dei brividi, vedo il turgore dei suoi capezzoli. Come immaginavo il
mio pilota non porta il reggiseno e le sta su che è una meraviglia.
Sulle
spalle le lascio dei piccoli baci, a labbra piene. Lei mi lascia
fare, continuo ad osare e sfilo la canotta completamente.
Le
mie fantasie non le rendevano giustizia, è uno spettacolo e me lo
godo.
Abbassa
lo sguardo ma la mia mano glielo fa alzare, ne approfitto e le lascio
un bacio sulle labbra.
Sempre
con il dorso ripercorro lo spazio dal collo al ventre, quando
incontro gli slip, la guardo chiedendo un tacito consenso, che mi
dona.
Con
entrambe le mani, glieli sfilo, la guardo dal basso verso l'alto,
deglutisce, si bagna le labbra con la lingua, prima di morderle.
A
piene mani l'accarezzo dalle caviglie ai fianchi, ancorandomi, la
porto verso il mio viso e la odoro, mi riempo le narici del suo
odore.
“Odori
di buono.”.
Anche
sul monte di venere le lascio dei baci umidi, come sul ventre e su
fino alle labbra.
Uno
sguardo complessivo prima di prenderla in braccio e metterla in
acqua.
Verso
da bere e le affido le nostre tazze di latta prima di iniziare a
spogliarmi sotto i suoi occhi.
Quando
entro mi fa spazio rannicchiandosi da un lato ma una volta seduto di
fronte a lei le faccio scivolare le gambe ai miei lati e le mie ai
suoi, anche se le mie sono quasi completamente fuori dall'acqua.
Prendo
la mia tazza e la faccio scontrare con la sua. “Al mio pilota.”.
“Al
mio passeggero.”, sembra aver ritrovato la voce anche se non
completamente.
“Davvero
non avevi mai volato?”, mi chiede dopo aver bevuto.
“No,
mai.”.
“E
come sei arrivato fino qui.”.
“Sono
partito da Boston con il treno, fino a Mexicali, da li in jeep.”.
“Cavoli
che viaggio.”.
“Già.”.
“Quanto
ci hai messo?”.
“Una
settimana.”, poggio la nuca sul bordo e guardo il cielo. “Non è
bellissimo?”.
“Sì...
bellissimo.” svuota la tazza, le riempio entrambe, brindiamo di
nuovo e lei manda tutto giù.
“Vacci
piano, non ti voglio sbronza.” mi guarda perplessa, in risposta
svuoto la mia tazza le prendo entrambe e le poggio vicino alla
tinozza.
Prendendole
le mani la faccio scorrere sulle mie gambe, la faccio sedere su di
me, le nostre intimità si sfiorano.
Le
sposto le ciocche bagnate sulla schiena, la mia mano dietro al suo
collo, la spingo verso di me in modo da parlarle all'orecchio, lei
trattiene il respiro.
“Non
ti voglio sbronza... quando entrerò dentro di te.”, le lascio dei
baci nell'incavo del collo, baci umidi, baci con la lingua, baci
succhiati. “Respira Bella.” come un automa, rilascia l'aria
trattenuta.
“Cosa...
ti fa pensare... che starai... dentro di me?” chiede rocamente.
“Credimi...
sarai tu stessa a chiedermelo.”, le afferro i capelli facendole
reclinare la testa all'indietro, il suo collo si espone a me e lo
lecco, lo mordo.
Il
piacere che prova la fa reclinare ancora di più offrendomi i suoi
seni, la mano libera ne prende uno.
“Guarda,
è perfetto... e perfetto per la mia mano.”, le dita iniziano a
giocare con il capezzolo.
“Oh
sì... perfetto.”, la bocca va a giocare con l'altro seno mentre la
lingua imita i movimenti del dito sull'altro capezzolo.
Lei
inconsapevolmente inizia a muoversi su di me, si struscia sulla mia
erezione, la mano che le teneva i capelli scende sul suo fondo
schiena e la spingo ancora di più verso...
“Cazzo.”.
“Sì,
ed è per te. Tutto... per te.”.
“È...
grosso... è...”
“Big?”.
“Oh
sì... Big... Big One... e te lo meriti...”
“Cosa...”
“...
il tuo soprannome... cazzo se te lo meriti... te lo meriti tutto.”
non contento, dal fondo schiena la mia mano raggiunge le sue labbra
intime e la penetro.
Si
blocca, mi blocco, mi guarda, la guardo, poi le sue mani prendono il
mio viso e si avvicina lentamente, mi da il tempo di rifiutare le sue
labbra ma non mi passa neanche per l'anticamera del cervello, infatti
azzero le distanze e le sue labbra sono mie. Inizio a scoparmi la sua
figa con le dita e la bocca con la lingua fino a che, in debito di
ossigeno mi chiede aria in tempo per gemere e venire sulla mia mano.
“Oddio...”.
“Recupera
le forze perché...”
“Perché?”.
“...
non ho finito con te.”, esco dalla tinozza, prendo lo spumante, la
prendo in braccio e la porto in tenda.
L'adagio
sul mio sacco a pelo, mi inginocchio tra le sue gambe che le mie mani
percorrono su e giù.
“Guardati...
sei uno spettacolo. Il mio spettacolo.” prendo un bel sorso di
spumante direttamente dalla bottiglia.
Sostenendomi
sulle braccia mi avvicino a lei, da bocca a bocca le passo un po' di
alcool, il resto lo faccio colare dal mento all'ombelico, per poi
leccarlo tutto via.
“Mmmh...
come festeggi bene.” la mia risata le fa muovere il bacino, ne
approfitto per sollevarla un poco dai glutei e continuare il mio
percorso fino a dove l'ho posseduta con le dita, per possederla di
nuovo con la mia bocca.
E
così faccio.
La
mia lingua se la fotte e se la fotte per bene mentre lei geme fino ad
invocare il mio nome mentre le procuro il secondo orgasmo.
Lecco
i suoi umori senza tralasciarne una goccia.
“Sai
di buono... senti quanto sei buona.” mi chino sulle sue labbra e la
bacio. “Sentito?” mi guarda, i suoi occhi velati dal piacere
appena provato ma non mi risponde.
“Hai
sete?”.
“No,
sto bene così.” sorridiamo, mi rimetto in ginocchio e stavolta
bevo sul serio un bel un po' di spumante ma qualche goccia mi cola
sull'addome.
Ora
è lei che alzandosi percorre la traccia lasciata dal nettare, ora è
la mia pelle che s'increspa al passaggio delle sue labbra, della sua
lingua.
Ora
sono le sue mani che percorrono la mia schiena fino ad arrivare ai
glutei, è lei che si ancora a me per odorare il mio pube.
È
lei che accarezza con il suo viso la mia erezione, sfiorandolo con le
labbra.
La
guardo... lo passa da una guancia all'altra ed è una visione che mi
manda in estasi.
“Bella...”
comincia a leccarlo dalla base alla punta, gioca con la cappella, la
succhia. Ritorna alla base e gioca con i testicoli, li prende in
bocca, uno alla volta, delicatamente li succhia.
“Cazzo...”
ritorna sull'asta, mi guarda e inizia a metterselo in bocca,
centimetro dopo centimetro, fin dove può.
Inizia
ad andare su e giù, ogni volta riesce ad aumentare un centimetro in
più.
Non
posso fare a meno di chiudere gli occhi e di imprecare.
“Cazzo...
sì.” le mie mani vanno alla sua testa ma non le detto il ritmo, la
lascio libera di prenderselo come vuole.
E
lo vuole, lo vuole tutto. Vedo che si sfrega le cosce. Sento i suoi
mugolii, è di nuovo pronta, è pronta per prenderselo. Sono pronto a
darglielo.
Le
tiro i capelli e la faccio staccare da me, la guardo ma non le dico
nulla.
“Edward...”
“Dimmi.”.
“Ed...”
“Cosa.”
mi siedo sui talloni lascio la presa sui capelli per prenderle il
viso.“Dimmi cosa vuoi.”.
“Voglio
te.”.
“Dove,
dove mi vuoi?”.
“Dentro,
dentro di me.”.
“Vieni
qua.” me la porto seduta su di me, abbracciati l'uno all'altra,
mentre ci baciamo, inizio a penetrarla.
Un
centimetro e pausa, due centimetri e pausa, tre centimetri e pausa.
Una
tortura per lei e per me ma nonostante tutto:
“Ed...
Edw... ard... oddio...”.
“Come
sei religiosa stasera.”.
“Mi
hai... convertito... oddio...”.
“Vieni,
vieni su di me... Facilita il mio cammino... Accoglimi...”
“Oh
sì...”
“Sì...
così...”, si stringe a me ancora di più, mi morde una spalla.
“Di
più... dammi di più...”
“Tutto...
te lo do tutto.” quando sono completamente dentro di lei, il suo
orgasmo è finito.
Le
lascio un minuto, vezzeggio i suoi seni, le sue labbra e lentamente
mi muovo.
Quando
inizia a venirmi incontro le mie spinte diventano più profonde, la
prendo per i glutei, la faccio sdraiare, le sono sopra, per
raggiungerla fino in fondo, porto le sue gambe sulle mie spalle, le
bacio, le mordo, le lecco.
Sento
le sue pareti contrarsi strizzandomi l'uccello per bene, c'è di
nuovo.
“Oddio...
non è... possibile...”
“Lo
è... con me lo è...”
“Cazzo...
è vero... sei... un terremoto... oddio...” ecco il suo nuovo
orgasmo che prolungo con degli affondi.
Quando
sento la sua ultima contrazione, aumento il ritmo per poi tirarmi
fuori e schizzarla con il mio seme.
Sdraiandomi
accanto a lei, lo spalmo sui seni, sul ventre, sul pube, sento la
necessità di marchiarla,
ne porto un goccio alle sue labbra, accoglie il mio dito
succhiandolo.
“Ora
sai di me. Sei mia.” la bacio e comincio a prepararla per
marchiarla anche dentro... completamente mia.
Pov. Bella
Vengo
svegliata da degli improperi.
“Cazzo,
cazzo, cazzo. Accidenti a me.”.
Speravo
in un risveglio diverso visto la nottata, wow, che nottata, la
migliore della mia vita.
“Fanculo.”.
Meglio
che vada a vedere che succede, oh i miei vestiti sono rimasti fuori
ma guardandomi attorno vedo che invece sono piegati accanto al sacco
a pelo.
Mi
vesto ed esco fuori dove trovo un Edward con indosso solo dei jeans
intento a smadonnare verso uno dei suoi macchinari:
“Buongiorno.”.
“Buongiorno
un cazzo.”.
“Okay,
ci siamo svegliati male stamattina?”.
“Male
è un eufemismo.”.
“Insomma
che succede? Qual'è il problema?”.
“Tu.
Tu sei il mio problema.” mi si para davanti, pieno di rabbia.
“Ma
che...”
“Mentre
fottevo te, il vulcano ha fottuto me.”.
“Ma...”
“Ma
un cazzo. Spero solo di non aver perso tutto per una scopata del
cazzo.” a quelle parole, la mia mano scatta e non posso proprio
fermarla, lo prendo in pieno viso così bene da fargli voltare la
faccia.
Mentre
si massaggia gli do le spalle e salgo sull'elicottero.
“Bella...
Bella aspetta.” metto in moto, “Non volevo...”
“Non
sento.”.
“Non
andare...”
“Non
sento.” e sono già in volo.
Quando
atterro sto ancora parlando da sola:
“Ma
guarda tu che stronzo.”.
“Ehy
con chi ce l'hai?” mi chiede Jasper.
“Con
il tuo amico del cazzo.”.
“Mmmh...
deduco che non sia andato bene il pernottamento.”.
“Oh
il pernottamento è andato più che bene, il risveglio è stato
traumatico. Testa di cazzo.” in quel preciso momento sentiamo una
lieve scossa.
“A
quanto pare non sei l'unica ad essere incazzata.” fa prima a
correre verso i suoi strumenti che a finire la frase.
Lo
seguo e lo osservo in silenzio.
Si
mette in contatto con Edward, paragonano i risultati che hanno, ne
parlano, ovviamente non capisco molto di quello che dicono, credo che
durante la notte qualcosa sia cambiato, la scossa che si è appena
verificata e il gas che fuoriesce dal cratere, non promette nulla di
buono.
“Big,
te ne devi andare da lì.”.
“Non
ancora. Faccio degli ultimi rilevamenti e poi smonto tutto. Per le
venti dovrei essere pronto... sempre se qualcuno mi viene a prendere.
Credo di aver perso il mio pilota.” Jasper mi guarda, faccio cenno
di no con la testa, non ci voglio parlare.
“Già
l'ho vista bella incazzata.”.
“Immagino...”
“Non
l'hai soddisfatta?”.
“Jasper...”
anch'io gli lancio un'occhiataccia.
“Okay,
okay sbrigati con i rilevamenti e prima di impacchettare mandami in
ogni caso i dati.”.
“Certo
e... ci vediamo?”.
“Tranquillo
non ti lascio lassù.” e interrompe la comunicazione.
“Allora?
Che è successo.”.
“Dillo
tu a me. Cosa sta succedendo? I vulcani...”.
“Non
ci dovrebbero essere problemi ma è meglio far evacuare la zona.”.
“Si
stanno risvegliando?”.
“Abbiamo
registrato delle attività e la scossa anche se leggera, potrebbe
essere un segnale.”
“Vado
ad avvisare, forse riesco a portare tutti via con l'elicottero prima
di tornare a prendere Edward.”.
“Vengo
con te.”.
Nel
dubbio si decide di sgombrare la zona, con due viaggi riesco a
portare le poche persone presenti al paese più vicino. Ci sono state
altre due scosse nel pomeriggio e il fumo che viene dalla vetta non
mi piace proprio.
Quando
rientro Jasper, dopo aver recuperato gli ultimi dati rilevati da
Edward, ha già impacchettato tutto e sta caricando la Jeep.
“Sicuro
che non vuoi che ti porti io?”.
“Veramente
no, ma non posso lasciare la jeep qua. Chi lo sente poi quello.”.
“Già.”
ridiamo ma il nostro momento di ilarità viene interrotto da una
nuova scossa, più forte delle altre e stavolta dal vulcano non esce
solo fumo, o gas, o quello che è, comincia una pioggia di lapilli,
lingue di fuoco fuoriescono dalla bocca del vulcano.
“Cazzo,
dobbiamo sbrigarci.”.
“Hai
finito di caricare?”.
“Sì,
ho preso tutto.”.
“Okay
vai, corri e non fermarti. Io vado a prenderlo.”.
“Ma
non è pericoloso volare in queste condizioni?”.
“Vuoi
che lo lasci lassù?”.
“No,
ma...”.
“Vai,
me la caverò... ce la caveremo.”.
Ognuno
monta sul suo mezzo e parte per la propria meta.
Il
volo è più pericoloso del previsto, sento alcuni lapilli colpire
l'elicottero, spero solo che non finiscano nel motore o non rompano
le eliche.
Quando
arrivo in cima sorvolo la zona dell'accampamento, tutto è in fiamme
intorno al campo.
Vedo
l'imballo dei macchinari ma non vedo lui.
Poi
lo scorgo a terra, credo sia svenuto. Devo atterrare per forza...
dannazione il fuoco lo sta raggiungendo.
Atterro
il più vicino possibile a lui.
“Ed...
Edward svegliati. Mi devi aiutare. Non ce la faccio a portarti senza
il tuo aiuto. Edward!”.
“Bella?”.
“Sì,
sono io. Dimmi che ce la fai ad alzarti.”.
“Ci
provo.”
“Guardami!”
i nostri occhi si allacciano, “Ce la devi fare! Okay?”, non mi
risponde ma fa cenno di sì con la testa.
Appoggiandosi
a me riesce ad alzarsi e in qualche modo raggiungiamo l'elicottero,
dove risviene. Sono pronta a salire ma il mio sguardo va ai
macchinari, cazzo, non posso perdere tempo... cazzo, cazzo, cazzo!
Mi
allungo e afferro il cavo d'acciaio, lo aggancio all'imballo unico
che Edward ha fatto, come se sapesse.... e poi via, di corsa!
*****
Sono
tre giorni che sono accanto al suo letto qui in ospedale.
Sta
bene, i suoi valori ormai sono normali ma non si è ancora svegliato
dall'ultima volta che è svenuto. Ha inalato troppo gas tossico, è
attaccato all'ossigeno, non si può fare nulla... dobbiamo solo
aspettare che si svegli.
Mi
vado a rinfrescare il viso nel suo bagno, quando rientro lo trovo
sveglio che si guarda intorno.
“Hey.”
mi avvicino, “Ti sei svegliato finalmente.”.
“Dove...”
“Sei
in ospedale, sei svenuto e non ti svegliavi più.”.
“Cosa...”
“Hai
inalato troppi gas tossici.” si tocca il tubo attaccato al naso
“Hai bisogno di ossigeno, ma forse ora te lo tolgono.” sto per
premere il pulsante per chiamare l'infermiera ma mi ferma.
“Da
quanto...”
“Tre
giorni.”.
“Il
vulcano...”
“Non
c'è stata una vera e propria eruzione. Jasper sta studiando i dati
ma ovviamente aspettava te.”.
“Sei
rimasta qui... accanto a me?”, non so perché ma mento.
“No!
Sono qui di passaggio e ti sono venuta a trovare. Ora devo andare.”
spingo il pulsante e non fa in tempo a fermarmi.
“Aspetta
Bella... non andare, ti devo parlare.”.
“Devo.
Ripasserò.”
Pov. Edward
Non
si è fatta più vedere ne sentire.
Ho
cercato in tutti i modi di mettermi in contatto con lei... niente.
Tra
l'altro mi ha mentito, sia il dottore che Jasper, mi hanno detto che
per tre giorni non si è staccata da me.
Ha
vegliato su di me per tre giorni e quando mi sveglio scappa.
Non
solo ha salvato me dal fuoco ma anche i macchinari, mettendo a
rischio lei stessa e il suo elicottero.
Cazzo!
Uscito
dall'ospedale, l'ho cercata e cosa mi dicono?
È
partita. È a Houston, per dei corsi di specializzazione.
E
non solo lei è a Houston, ci sono anch'io.
Non
ci posso credere che abbia fatto quello che ho fatto per arrivare
qui, nel suo albergo, davanti alla porta della sua camera che tra
poco butto giù se non si sbriga ad aprire.
“Un
attimo, arrivo.” mi apre, con solo un asciugamano addosso e uno in
testa. “Che ci fai tu qui?”.
“Che
ci faccio qui?” entro come una furia, “Che ci faccio io qui?”,
appena chiude la porta non le do il tempo di allontanarsi, la
imprigiono tra la porta e me, “Tu, non hai, idea di quello che ho
fatto per essere qui da te.” le sbarro le vie di fuga appoggiando
le mani sulla porta, ammorbidisco il tono di voce “Perché sei
scappata da me?”.
“Non
sono scappata.”, i suoi occhi mi sfuggono ma li riporto all'ordine
prendendola per il mento.
“Dopo
il viaggio in aereo...” i suoi occhi si allargano stupiti, “...
non mi merito di sentire queste stronzate.”.
“Hai
volato?”, non so se il suo è stupore o una presa per il culo.
“Sì...
e non fare troppo la spiritosa.”.
“Hai
volato... per venire qui?”.
“Non
per venire qui... per venire da te.” ora la mano che le alzava il
mento va a sciogliere l'asciugamano della testa, lasciando liberi i
capelli che le sistemo.
“Perché?”.
“Abbiamo
un conto in sospeso o sbaglio?”, non mi risponde. “Mi dispiace
Bella. Mi dispiace per essermi incazzato la mattina dopo e
soprattutto di essermela presa con te.”.
“Non
era il risveglio che immaginavo.”.
“Lo
so e ti chiedo scusa. Non pensavo quello che ti ho detto.” la mia
mano vaga dai capelli al suo viso, dal viso al collo, scivola fino ad
incontrare il bordo dell'asciugamano.
“Dammi
la possibilità... di dimostrarti... come ti avrei svegliato.” il
mio dito s'infila nell'asciugamano ma aspetto un suo cenno.
“Hai
preso un aereo per farti una scopata?”, il dito si blocca e la mano
torna sulla porta.
“No,
ho preso un aereo per dire, il prima possibile, alla donna che ha
acceso il fuoco in me... che mi fa ribollire il sangue, che non
voglio perderla.” il mio viso ad un millimetro dal suo, “Ho
volato fino qui, per dirle che la notte che abbiamo passato insieme è
stata la più bella della mia vita.”, le lascio un bacio sulle
labbra. “Sono salito su un fottuto aereo...” un bacio nell'incavo
del collo, “... per dirle che vorrei passare tante altre notti
insieme...” le mordo il lobo, “... e non solo le notti, voglio
viverla ventiquattrore su ventiquattro.” le sussurro appoggiandomi
totalmente su di lei.
“Hmmm...
ribollire... come un vulcano... che lavora sotto... per poi
eruttare”,
sorrido alle sue parole, dette da me all'inizio della nostra
conoscenza.
“Beh
mi sembra che...”
“Oh
sì... ottima eruttazione... più di una...”
“Mai
quanto la tua lava...
incandescente...” mentre parliamo entrambi ci accarezziamo, ci
diamo dei baci lievi.
“Big
One... mi sei mancato...”, mi sfila la maglia.
“Anche
tu Bella...” mi libero del suo asciugamano, “Il mio
spettacolo...” la bacio e dai glutei la prendo in braccio, le sue
gambe intorno ai miei fianchi.
La
porto sul letto, le sono sopra.
Le
nostre mani prendono di nuovo confidenza con i nostri corpi, come le
nostre bocche, le nostre lingue e finalmente sono di nuovo dentro di
lei, sicuro di rimanerci per un tempo indefinito.
Fine
