giovedì 5 maggio 2016

IL RICHIAMO DEL FUOCO






Titolo : Il richiamo del fuoco

Genere: Urban fantasy

Raiting: Verde

Logline: Le fiamme sono una tentazione per Edward, perdersi in loro fino a morirne sembra il suo destino, ma qualcosa d'inaspettato deve ancora accadere.

Sinossi: Edward non è un ragazzo comune. Un rogo da distrutto la sua famiglia e tanti segreti avvolgono il suo passato e influenzano il suo presente spingendolo sull'orlo del disastro. Sarà l'incontro con Bella e un incidente a svelargli la verità e a spingerlo verso un nuovo futuro del tutto imprevedibile. Mistero, fantasia, colpi di scena e tanto amore in questo breve racconto dalle tinte giallo arancioni del fuoco qui vero protagonista.









Il richiamo del fuoco


Tutto era come sempre. La parete bianca punteggiata da qualche quadro smorto, la scrivania di noce ingombra di fogli, il medico biondo, seduto sulla comoda poltroncina nera, che mi guardava scuotendo la testa.

“Mi dispiace Edward. Non posso chiudere un occhio questa volta”
Lo fissai ingoiando a vuoto. Non mi piaceva per nulla il suo tono.
“Sto bene Carlisle.” annunciai con finta tranquillità, rifiutando di abbassare lo sguardo sulle mie mani dalle lunghe dita leggermente annerite.
“No. Non è vero, e lo sai ” ribatté fermo.
Mi agitai sulla sedia. In fondo non avevo fatto niente di troppo grave, che giustificasse la preoccupazione profonda che gli vedevo segnare il viso. Con le mani tremanti afferrai il pacchetto di sigarette, mettendomene una in bocca.
“Non è successo nulla” mi difesi poco convinto.
Lui sospirò.
“Edward” disse adesso con la voce stanca e sconfortata “Lo so. Non ci sono state conseguenze. Ma hai rischiato di fare dei danni, di uccidere qualcuno. Hai dato fuoco a quell'albero... nel centro del parco” aggiunse scuotendo la testa con lo sguardo preoccupato e perso nelle possibili catastrofi che avrebbero potuto accadere.
“Sei malato Edward!” concluse dopo un attimo di silenzio e scandendo bene le parole perché le capissi. “Sei malato e devi accettare una buona volta per tutte questo fatto”
Ero malato? No. Non ero malato, solo che il fuoco era così bello. Le fiamme avevano un colore così vivo. Si muovevano danzando e salendo lungo il fusto dell'albero librandosi verso il cielo, quasi volando. Crepitavano in una dolce melodia, emanavano un calore così confortevole, giocavano nell'aria così libere, così indipendenti, così fiere...
“Edward” la voce di Carlisle ora autoritaria ruppe i miei pensieri.
“Si?” chiesi dopo un attimo di smarrimento ricordandomi all'improvviso che ero seduto in uno studio di fronte al mio psicologo, all'amico di mia madre che mi aveva in cura da sempre.
“Edward è la quarta volta in tre mesi che dai fuoco a qualcosa. O perlomeno queste sono le volte che ti hanno denunciato.”
Sospirai e abbassai lo sguardo tirando fuori il mio Zippo, l'accendino che avevo ereditato dal mio padre adottivo morto anni prima.
“Non è normale, ragazzo mio. Non puoi andare avanti così. Prima o poi farai dei danni irreparabili, o succederà qualcosa di brutto ed io non potrò più proteggerti” aggiunse adesso preoccupato.
“... Era solo un albero...” mi difesi abbozzando un sorriso mentre mi chiedevo se davvero non avesse ragione a preoccuparsi.
“Si, hai ragione. Era solo un albero. Ma la volta precedente era una macchina abbandonata, quella prima ancora un cassonetto della spazzatura. Cosa sarà la prossima volta?” il suo viso era ora chiaramente crucciato mentre si versava un grosso bicchiere d'acqua sulla scrivania.
“Edward. Lo sai che ti voglio bene. Ero riuscito a convincere il tribunale che eri innocuo. Che saresti guarito prendendo le pillole che ti ho prescritto”
Adesso lo osservavo incredulo e preoccupato sul serio. Perché parlava al passato?
“Le prendi vero?” mi chiese a bruciapelo.
Annui. Non era vero, ma non avevo voglia di sentirlo sgridarmi ancora una volta.
Lui sbatté la mano aperta sulla scrivania evidentemente esasperato facendo sobbalzare tutto quello che c'era sopra... e me.
“Mi stai mentendo! Così come stai mentendo a te stesso da troppo tempo. Sei malato Edward. Sei un piromane! E sei diventato pericoloso per gli altri e per te stesso. Devi ammetterlo, devi curarti e controllarti. Devi imparare a dire no... se vuoi guarire”
Lo guardai perplesso. Bhe, si, forse aveva ragione. Forse il fuoco era pericoloso. In fondo era stato l'incendio nella casa in cui vivevo con i miei genitori adottivi ad ucciderli tutti...
“Non sono stato io ad uccidere i miei! Non sono stato io a dar fuoco alla casa” mi difesi dal vivido ricordo alzando la voce concitato per poi ricompormi e ricordarmi ancora una volta dove ero seduto: davanti ad un amico, davanti all'unica persona che si era presa cura di me, cercando di aiutarmi in ogni modo.
Ma aveva ragione quando mi aveva detto che la causa della mia malattia era stato quel tragico incidente.
Nei miei sogni, rivedevo ancora le fiamme alzarsi alte nel cielo e uscire dalle finestre, fuggendo da quelle quattro mure che le tenevano prigioniere, finalmente libere. E mentre la mia famiglia urlava spaventata e cercava invano di scappare dal fumo e dal calore sprigionato dall'incendio, io mi ritrovavo felice avvolto dalle fiamme, cullato dal vento caldo mentre venivo sospinto leggero verso le nuvole come avessi delle ali sulla schiena. Era allora che sentivo le fiamme diventare mie sorelle, chiamarmi per nome, reclamarmi a loro come se fossi una parte stessa del fuoco rinchiusa a forza nel mio fragile e inutile corpo umano. Un anima libera e ribelle imprigionata in un bozzolo di carne e ossa debole ed estraneo ad essa. Un...
“Edwarddd” la voce di Carlisle mi richiamò al presente, ma inaspettatamente era adesso spaventata.
Mi riscossi e lo guardai interrogativo. Teneva il grosso bicchiere pieno d'acqua in mano ma non per bere, sembrava sul punto di volermelo gettare addosso.
“Edward” ripeté con il sudore che gli colava lungo il volto “Spegni l'accendino... per favore... spegnilo” la voce spezzata dalla paura.
Lo fissai interdetto un attimo senza capire poi abbassai lo sguardo. Senza accorgermene avevo acceso lo Zippo e adesso lo tenevo stretto in mano, con la fiammella che si alzava troppo alta e si muoveva nell'aria come una ballerina lasciva.
I miei occhi si posarono su essa, seguendone il gioco di colori, il movimento lento e ipnotico, mentre il calore scaldava la mia mano senza bruciarla, con promesse di pace e serenità. Ancora una volta una fiamma mi stava chiamando, mi reclamava a sè come un' amante in catene e mi chiedeva di essere liberata nel cielo.
“Edwarddd” ora la voce decisamente isterica di Carlisle mi strappo ai miei pensieri seducenti rompendo la mia concentrazione, insinuandosi nella mia mente, e con un gesto veloce e deciso chiusi il cappuccio dell'accendino uccidendo così la mia perdizione.

“Fatto” mi limitai a dirgli cercando di sorridere e levandomi la sigaretta spenta dalla bocca. Io odiavo fumare, odiavo il gusto del tabacco e sentirmi gola e polmoni riempiti dal gusto acre che emanava una volta accesa quella promessa di morte futura, ma... così avevo la scusa per tenere l'accendino con me. Per non separarmi mai da esso.
Carlisle posò il bicchiere lentamente sul tavolo. La sua mano tremava in maniera vistosa, tanto che alcune gocce caddero sul piano della scrivania, mentre con un visibile sforzo di volontà cercava di riprendere il controllo del suo corpo e della sua mente.
“Avevo ragione” mormorò con la voce strozzata e roca.
“Su cosa ?” gli chiesi angelicamente.
“Le fiamme sono una sirena per te. Una tentazione fortissima che cresce di giorno in giorno, di ora in ora. Non è vero?”
Rimasi in silenzio a pensare, poi annui. Aveva ragione. Le avevo sempre amate e adesso avevo sempre di più il bisogno di sentirle vive, di liberarle dalla loro prigionia, di fondermi con loro.
“Si” mormorai rendendomi conto, per la prima volta, che ero andato ad un pelo dal dare fuoco ai fogli sulla sua scrivania, e forse anche a me stesso. Stavo peggiorando e lo stavo facendo rapidamente.
“Ok. Ascolta. Tanto per iniziare dammi il pacchetto di sigarette e l'accendino. Non ne hai bisogno”.
Lo guardai angosciato. Delle sigarette non mi fregava nulla. Dell'accendino...
“Edward. La tua malattia sta degenerando a vista d'occhio, stai diventando ogni giorno più pericoloso. Dovrei farti rinchiudere...”
Un brivido di paura mi percorse la schiena. Ero già stato alcuni mesi ricoverato in una casa di cura, e l'esperienza non mi era piaciuta per nulla.
“No. Non puoi farlo. Non puoi rimandarmi laggiù. Ti prego. Starò attento, non accenderò più nulla. Saprò gestirmi... te lo prometto. Ecco prendilo pure” aggiunsi in pieno panico, porgendogli quel pezzettino di metallo ancora caldo, mentre mi guardavo intorno in cerca di una via di fuga pronto a scappare lontano da tutti e tutto, ma soprattutto da un futuro, per me, più spaventoso della morte.
“Lo so Edward. So che sei sincero e che ci proveresti sul serio a dominarti ma sono cosciente, anche, che sarebbe inutile. Forse dureresti una settimana, un mese, anche un anno, con un po' di fortuna, ma poi... poi torneresti da punto e capo. E saresti ancora di più un pericolo per gli altri e per te stesso” la sua voce calò leggermente come se gli pesasse pronunciare le parole successive “La cosa migliore sarebbe metterti in qualche casa di cura, ne sono convinto, ma... ho promesso a tua madre in punta di morte di occuparmi di te e proteggerti.”.
Lo guardai interdetto. Sapevo che era un amico di mia madre, ma quale legame forte potevano mai avere loro due per spingerlo a fare una promessa simile?
Lui sembrò leggermi nella mente “Non ha importanza, ragazzo. Non è questo il momento di parlare del passato, delle cose non dette, dei segreti che tua madre ha tenuto con sé fino alla morte. Le ho fatto una promessa e non voglio venire meno alla mia parola. Chiuderti lì dentro sarebbe infrangere ciò che ho giurato e ucciderti lentamente. Penso che a questi punto ci sia solo una soluzione al tuo problema e alla mia coscienza” concluse con un sorriso.
La faccenda non mi piaceva per nulla, il fatto che ci fossero dei segreti non detti ancora meno, però avrei accettato qualsiasi cosa pur di non finire rinchiuso.

“Partirai per l'Alaska. Ho degli amici laggiù, che ti ospiteranno volentieri. Ti troverai bene lontano da qua e dai tuoi fantasmi”
I miei occhi si spalancarono dallo shock e per poco non caddi dalla sedia. “Ma...”
“Nessun ma. Non hai alternative accettabili al momento. Dove sei diretto c'è solo ghiaccio, nulla da bruciare che possa darti tentazioni.” aggiunse con un sorrisetto soddisfatto.
Lo fissai sbigottito. “Farà freddo” constatai preoccupato.
“Si. Molto. Ma vedrai che ci farai l'abitudine e a te, sono sicuro, non peserà più di tanto e poi... Alice è un brava donna e i suoi tre figli adottivi ti faranno compagnia, ti aiuteranno e ti terranno d'occhio finché non sarai in grado di poter tenere un accendino in tasca senza fare danni.”


Due giorni dopo ero atterrato in Alaska.
A prendermi all'aeroporto era venuto un omone grande e grosso che assomigliava ad un orso enorme e cattivo avvolto com'era nel morbido cappotto di pelliccia. Con un sorriso sincero e allegro il primo abitante di quel nuovo luogo sconosciuto si presentò con il nome di Emmett. Insieme salimmo su un gatto delle nevi diretti alla mia nuova casa. Una costruzione isolata in mezzo al nulla e al ghiaccio, all'apparenza piccola e fragile vista dall'esterno, in realtà una bellissima dimora calda ed accogliente una volta entrati così come il resto della famiglia che ci attendeva composta, al momento, dall'amica di Carlisle, la signora Alice nonché mamma adottiva di Emmett e dell'altro figlio presente, Jasper. Un biondino dalla lunga coda di cavallo tutto pepe che doveva avere all'incirca la mia età.
Carlisle aveva ragione.
Non c'era nulla da bruciare in quel luogo se si escludevano i ciocchi di legna già sistemati nella grossa stufa perennemente accesa che scaldava la casa senza fiamme visibili e che emanava giorno e notte caldo, senza darmi tentazioni pericolose. Tutto il resto era ghiaccio bianco e freddo, così come il comportamento dell'unica ragazza appartenente alla famiglia. Si chiamava Bella, appurai quando, giunta a casa completamente coperta di neve, mi venne presentata. Aveva un bel sorriso allegro che però svani immediatamente non appena incrociò il mio sguardo così come il suo buon umore. Non ci fu neanche il tempo di scambiare due parole che lei, dopo avermi fissato con un cipiglio severo, si rifugiò dietro ad un muro di silenzio ostile eretto immediatamente tra di noi con l'intento di tenermi il più distante possibile da lei e farmi capire fin da subito che non avevamo nulla da spartire.

I giorni passarono lenti e pigri, freddi come il paesaggio, ma tranquilli. Mi stavo rilassando, e quella vita spartana stava iniziando a piacermi malgrado il clima inospitale. Con discrezione, a parte Bella, sempre gelida con me, tutti mi facevano compagnia in continuazione anche se sospettavo che il vero motivo fosse quello di controllarmi e impedirmi di fare qualche sciocchezza... come bruciare la legna accumulata nella legnaia.

“Edward perché non vai domattina con Bella a pescare sul lago?” mi chiese Alice una sera a cena passandomi il vassoio contenente costolette di qualcosa non bene identificato ma ugualmente profumatissime e invitanti.
“Me la cavo benissimo da sola, grazie mamma, non ho bisogno di aiuto” si affrettò a rispondere la ragazza posando il bicchiere, dal quale aveva appena bevuto, con un po' più di forza del necessario sul tavolo.
“E' vero Bella. Ma domani io ed Emmett dobbiamo accompagnare la mamma in città ed andare dall'avvocato per rinnovare la concessione e sbrigare le altre faccende legali. Non possiamo portarci dietro Edward, si annoierebbe a morte con noi. E sono certo che tu non vorrai lasciarlo solo in casa... vero ?” gli rispose Jasper, mettendo l'accento sull'ultima parola, mentre si tirava indietro la folta chioma bionda che quella sera gli ricadeva libera sul viso.
“Per me va bene. Non ci sono problemi. La solitudine non mi spaventa” intervenni subito. Non mi piaceva essere considerato come un oggetto da sistemare che dava intralcio, ma evidentemente loro non erano dello stesso avviso.
“Jasper ha ragione, Bella” ribatté Emmett ignorando le mie parole “E poi un po' di compagnia farebbe bene anche a te. Stai sempre da sola. Poi ti si gelano le ragnatele sul culo” aggiunse schivando un pezzo di pane che Bella gli aveva lanciato.
“Senti chi parla” rispose lei ridendo per la prima volta in mia presenza “Quelle che ti sono cresciute nel cervello ormai hanno fatto le stallatiti”
Scoppiammo tutti a ridere e con un sospiro prima di alzarsi da tavola Bella mi diede appuntamento per l'indomani mattina “E va bene, vieni pure. Ma guai a te se osi anche solo sfiorarmi” mi minacciò uscendo a grandi passi dalla stanza.
La mamma sospirò scuotendo la testa “Un po' di calore umano le farebbe bene. E' così fredda con tutti”.
“E' questo posto che è gelido mamma” aggiunge Jasper soffiandosi sulle mani come per scaldarsele.
Fu in questo preciso momento che per la prima volta notai che anche in casa tutti erano vestiti molto pesantemente. Avevano due maglioni l'uno sull'altro molto spessi, lupetti a collo alto sotto e ai piedi tutti portavano stivaletti imbottiti di pelo.
Abbassando gli occhi mi guardai stupito. Non avevo freddo e stavo benissimo con la mia camicia in flanella leggera e il mio unico maglione di alpaca. Le mie mani erano sempre calde, il mio fiato usciva in simpatiche nuvolette di vapore, il mio corpo emanava calore come se avessi avuto una stufa interna, pensai cercando invano di ricordarmi un qualsiasi momento che avessi sentito freddo da quando ero arrivato lì.
Ma a quanto pareva faceva freddo per tutti... ma non per me.


La mattina successiva Bella mi condusse silenziosa con sé lungo le rive dell'enorme lago ghiacciato dal nome impronunciabile che io chiamavo per semplicità “Il Lago” visto la mia fantasia sfrenata e il fatto che fosse l'unico nelle vicinanze. Dopo aver fatto un buco circolare nel ghiaccio passammo la mattina a pescare. All'inizio era molto riservata, parlava appena, poi a via via che il sole si alzava nel cielo scaldandoci, il suo carattere si sciolse come le neve caduta quella notte. E con mia grande sorpresa quella sera annunciò alla sua famiglia di volermi portare con sé anche il giorno dopo.
Nessuno fece commenti ma erano tutti chiaramente stupiti, compreso il sottoscritto.

“Ha abboccato. Tirala su Edward” mi disse raggiante ed eccitata.
Una magnifica trota salmonata sbucò fuori dall'acqua iniziando a dimenarsi sul ghiaccio per riconquistare la sua libertà. Ma entrambi non la pensavano alla stessa maniera e insieme per tenere fermo il pesce, allungammo le mani, libere dai guanti per non bagnarli.
Una vampa di freddo mi attraversò le dita quando sfiorai le sue e rimasi immobile stupito nel vederla ritrarre la mano con un grido.
“Scusa, ti ho fatto male?” chiesi preoccupato.
Lei scosse la testa interdetta guardandosi con attenzione la mano come se si aspettasse di trovarla diversa “No. E'... che sei molto caldo. Mi hai quasi bruciato”
Mi guardai le mani incuriosito, ma sembravano normali. E mi sentivo bene, quindi non avevo la febbre. Ma forse il problema era dato dal fatto che non avevo freddo malgrado i vestiti leggeri mentre lei, malgrado i numerosi strati di lana e il giaccone pesantissimo aveva le mani gelate.
Mi strinsi nelle spalle e le afferrai la mano stingendola dolcemente fra le mie per scaldarla “Sei ghiacciata”
Lei mi guardo arrossendo poi all'improvviso si divincolò dalla mia presa. “Fa nulla. Dobbiamo andare”
E senza aspettarmi o darmi il tempo di dissentire, si alzò in piedi e si allontanò senza voltarsi, con la testa bassa assorta in chissà quali pensieri.
La rincorsi e la bloccai. “Si può sapere che ho fatto? Perché stai scappando da me?”
Lei si dimenò con decisione costringendomi a lasciare la presa per non farle male. “Non mi toccare. Anzi non osare sfiorarmi mai più” gridò in preda a quella che sembrava disperazione, poi giratosi prese a correre velocissima lasciandomi sul posto a raccogliere tutto e a domandarmi che cosa fosse successo, ma sopra ogni cosa il motivo del suo strano comportamento. Perché quella fredda e gelida ragazza aveva cambiato nuovamente comportamento all'improvviso ritirando su le barriere erette fin dal primo giorno che l'avevo incontrata? Perché non voleva che la toccassi?

Nei giorni successivi non ci considerammo più. Lei mi evitava accuratamente ed io non avevo voglia di correrle dietro per sentirmi allontanare di nuovo, anche se dovevo ammettere con me stesso che mi mancava la sua compagnia. Mi mancava il suo sorriso, la sua voce e spesso mi ritrovavo a fissarla. Era bellissima, una ragazza dolce e delicata. Un fiore dai pelati bianchi e freddi che mi attirava con al sua bellezza e nello stesso tempo mi respingeva con il suo gelo.
Ma evidentemente non ero l'unico a pensare alle stesse cose perché più di una volta la sorpresi a fissarmi assorta, a guardarmi come se non sapesse cosa dire o fare. Si avvicinava di qualche passo inconsciamente, o allungava una mano per sfiorami, per poi subito dopo scappare con un sommesso brontolio.
Con il passare dei giorni i nostri occhi iniziarono a cercarsi sempre di più, i suoi marroni e dolci, a volte si accendevano di una scintilla quasi bianca, i miei normalmente verdi li sentivo accendersi di fiamme mentre il caldo mi pervadeva tutto il corpo.

Fu quindici giorni dopo che ci incontrammo sulle rive del lago, che la mia vita normale, finì per sempre.
Invece si fuggire da me come al suo solito lei si avvicinò, allungò una mano e mi scostò i capelli dagli occhi. La sua mano era gelida sulla mia pelle e un brivido mi percorse lungo tutta la schiena, scaldandosi e tramutandosi in una fiamma che mi percorse e bruciò tutto l'interno del corpo.
“Mi dispiace Edward” iniziò abbassando la mano e passando il peso da un piede all'altro, indecisa se continuare ma caparbia nel dover ammettere l'evidenza “Tu mi piaci. Starti vicino e dover tenerti lontano da me, è diventata una tortura. Ma...” la sua voce si ruppe mentre abbassava lo sguardo sui suoi piedi come per cercare coraggio, poi rialzata la testa con uno scatto e un sospiro, mordicchiandosi le labbra, mi fissò dritto negli occhi. Il suo sguardo si era fatto nuovamente di ghiaccio, non solo come espressione notai stupito. Le sue pupille erano diventate bianche “Per persone come noi, è impossibile stare assieme. Tu non lo sai. Tu non sai nulla. Ma io sì. Io conosco”
La guardai stupito, cercando di capire cosa voleva dirmi, ma ancora una volta fuggì via da me.
Non la seguì. Mi fermai a guardarla correre sinuosa e leggera, senza quasi lasciare tracce sulla neve come se volasse, sconcertato mentre cercavo di decifrare le sue parole smozzicate. Cosa è che non sapevo? Quale era il segreto che conosceva a me invece nascosto?

Il grido di aiuto interruppe i miei pensieri. Una bambina stava urlando in mezzo al lago chiedendo aiuto.
Mi guardai intorno ma ero solo. Non ci pensai su un attimo. Senza indugi corsi da lei giusto in tempo per vedere il fratellino affondare dentro ad un enorme buco creatosi nella crosta di ghiaccio del lago.
Non riflettei, non pensai alle conseguenze, semplicemente agì e un attimo dopo, vestito di tutto punto, mi immersi nell'acqua ghiacciata cercando di afferrare il piccolo per i vestiti e trascinarlo in superficie. Combattei con tutte le mie forze, nuotai e scalciai, finché non riuscii a riportalo a galla e scaraventarlo al sicuro sulla banchisa ai piedi della sorellina.
Ma ero stanco, talmente stanco, che muovere un altro dito era quasi impossibile mentre il freddo prosciugava le mie forze. L'acqua, che aveva inzuppato i miei vestiti, mi trascinò sotto e mi avvolse in un abbraccio mortale mentre la vista del cielo azzurro spariva sostituita da quella bianca latte del ghiaccio sovrastante. Esausto, paralizzato dal freddo, chiusi gli occhi e mi abbandonai alla morte.


Fu allora che successe l'impossibile. Stavo andando alla deriva, abbandonato nel limbo dell'incoscienza che precede la morte per ipotermia quando qualcosa di enorme mi avvolse nelle sue spire. Con uno sforzo sovrumano aprii gli occhi e...
Davanti al mio viso c'era quello di Bella con i suoi occhi adesso bianchi ed enormi che mi guardavano pieni di paura mentre il suo corpo si stava trasformando velocemente in quello di un animale. Con le ali al posto delle braccia, il viso che prendeva velocemente le sembianze di una creatura meravigliosa e potente, l'essere che avevo conosciuto con il nome di Bella finalmente divenne ciò che era nato per essere e che aveva nascosto a tutti: un bellissimo drago di ghiaccio.

Edward, sono io, sono sempre Bella anche se ho assunto la mia forma primordiale. Io posso sopravvivere qui ma tu no, il ghiaccio è il mio elemento, la mia casa, ma non la tua. Devi trovare la forza per uscire da qua, sento già la tua vita scivolare via inghiottita dal gelo, e non posso fermarlo. Non posso scaldare il tuo corpo e non posso portarti fuori senza ucciderti io stessa.

La sua voce arrivò come un tuono nella mia mente ormai annebbiata, riscuotendomi dal torpore, dandomi la forza di ascoltarla.

Edward. Devi mutare. Devi diventare ciò per cui sei nato, devi trasformarti anche tu. L'unico modo per salvarti è lasciarti andare ed assumere la tua vera identità.

La guardai un ultima volta affascinato dalla creatura meravigliosa che era diventata, troppo stanco per fare qualsiasi altra cosa che non fosse chiudere gli occhi ed abbandonarmi al mio destino. La mia mente stava ormai fermandosi come ogni mia funzione vitale. Un tunnel bianco si dischiuse davanti a me, la sua luce mi abbagliò come quella di un fuoco e come nei miei sogni rividi le fiamme alte che si sprigionavano dalla casa. Ma stavolta la visione era diversa, stavolta vidi le cose che la mia mente aveva sempre rifiutato di considerare, vidi finalmente la verità. Non era stato un incendio accidentale, come sostenuto dai verbali di polizia, ma mia madre. Era stata lei che in preda alla rabbia verso mio padre aveva iniziato a sputare fuoco dalla bocca e bruciare tutto intorno a lei. Tutto tranne me, mentre si trasformava in un drago aprendo delle enormi ali rosse in preda alla pazzia. Un drago di fuoco che non sapeva di esserlo, un drago di fuoco la cui natura selvaggia aveva all'improvviso preso il sopravvento sottomettendo la parte umana in cui risiedeva. Un drago di fuoco che si era autodistrutto a causa della sua stessa natura selvaggia e inarrestabile.
Ma se lei lo era... lo ero anch'io.
Conscio che non tutto era perduto, che potevo fermare la strada lungo il tunnel della morte, cercai dentro di me e vi trovai il fuoco che bruciava il mio cuore, quello che mi scaldava anche nel freddo polare, quello che chiedeva di uscire ad ogni occasione, che mi ipnotizzava e voleva essere liberato nel cielo. Quello che mi avrebbe salvato ora.
Non mi accorsi della trasformazione, non sentì alcun dolore o trauma, mentre la mia natura esplodeva, in un tributo di fuoco e fiamme, che sciolsero il ghiaccio intorno a noi, che fecero bollire l'acqua mentre ancora avvinghiato a Bella mi proiettavo verso il cielo coperto da una fitta cortina di vapore e fumo generato dal nostro contatto.

Insieme volteggiammo avvinghiati nei cieli sopra ogni cosa, lontani dalla vista dei comuni mortali, liberi nella nostra nuova forma, sganciati da ogni vincolo umano finché lei, con una poderosa spinta e uno strano ghigno sul muso, non si staccò da me, librandosi nel cielo con le ali possenti aperte, mostrandomi la strada verso una nuova vita, e una nuova identità visto che tutti ci avrebbero dati per morti dentro al lago.
Ora che sapevo quali creature fossero celate in noi, ora che finalmente entrambi eravamo liberi dalle nostre paure e dal nostro travestimento umano, nessuno avrebbe più potuto fermarci dall'essere quello per cui eravamo destinati ad essere dalla nascita: esseri mitici affini eppur diversi, creature leggendarie di fiamme e ghiaccio.
Ma soprattutto nessuno avrebbe potuto ostacolare il nostro amore, quello che avevamo entrambi intuito per istinto e che adesso sarebbe potuto sbocciare, libero da ogni vincolo e costrizione fisica.
Avevamo appena vinto la nostra battaglia personale contro una vita di bugie, ma non la guerra contro la nostra natura e il mondo che ci circondava, perché l'amore non è mai facile, perché il ghiaccio e il fuoco sono nemici naturali, perché altri avrebbero giocato un ruolo importante nel nostro futuro... ma questa, amici miei, è tutta un altra storia...

FINE








15 commenti:

  1. che bella! adoro l'urban fantasy e mi sono lasciata trascinare dalla storia aperta ad ogni possibilità soprannaturale. Hai fatto centro! potresti aver molto da raccontare. Complimenti! Spero di leggere ancora di questi draghi!

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  2. Adoro il fantasy e questa storia è eccezionale! Due draghi fuoco e ghiaccio... spero di leggere il seguito! Bravissima!!

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  3. Storia molto carina, idea davvero originale. Ho trovato qualche errorino grammaticale, ma niente di grave. Unico neo: secondo me avresti potuto dare più spazio al loro rapporto. Alla fine dici che ora niente potrà ostacolare il loro amore, ma non hai mai scritto nulla circa la nascita di questo sentimento. Accenni solo a qualche fugace occhiata, un po' poco per dar modo al lettore di immedesimarsi e affezionarsi alla loro storia.
    Cmq anche io sono curiosa di leggere il seguito.
    Grazie mille di averla condivisa con noi.

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  4. Mhmm ... Un classico urban fantasy... ho sentito la mancanza del crescere del loro rapporto.
    La fine aperta va benissimo ma l'ho trovata un po troppo anticipata... è come se mancasse qualcosa ...
    Grazie

    JB

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  5. Che bell'inizio! Mi è piaciuto molto come hai preparato la scoperta da parte di Edward della propria vera natura. E l'elemento sovrannaturale entra davvero a sorpresa ma anche in modo fluido e perfetto. Però sembra più l'inizio di una long, ci lasci con un finale apertissimo, anche se davvero epico, con questi due draghi abbracciati in uno spazio mitico. Spero di leggere presto il seguito!

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  6. S’i’ fosse foco, arderei ’l mondo; [...]
    s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;

    Cecco Angiolieri aveva già capito tutto! Io invece non ho capito come fanno ghiaccio e fuoco a convivere, ma d’altra parte ero scettica anche su Ciuchino e la Dragonessa rosa e invece guarda che bei pupociucodraghetti hanno prodotto! Posso dire che quello che mi rode di più è il non sapere che cosa Carlisle e la madre di Edward avessero in comune?

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  7. Ho adorato in questa storia la parte della descrizione del fuoco attraverso gli occhi di Edward. Mi ha davvero affascinata!
    Però mi è mancata un po' l'evoluzione dei suoi sentimenti verso Bella, la nascita del loro amore. Forse è una cosa voluta per incentrare l'attenzione sul fuoco, il più grande amore di Edward, il suo "elemento"?
    In ogni caso complimenti, mi è piaciuta!

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  8. Molto bella. Come altre avrei voluto trovare l'evoluzione del loro rapporto ma onestamente mi è piaciuta tanto anche così. Mi è mancato di più sapere cosa legasse il dottore e la madre di Edward, ma se hai intenzione di approfondire il discorso con un seguito è più che comprensibile.
    Complimenti, mi è piaciuta molto e grazie.

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  9. Wow che bella storia!mi è piaciuta molto,te lo devo proprio dire sei stata bravissima nel descrivere le sensazioni che provava Edward nei confronti del fuoco quell'attaccamento morboso... per un momento ho pensato di essere diventata una piromane hahaha
    e sì, anche io leggendo il finale ho sentito il desiderio di saperne di più... complimenti !
    lulù

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  10. La prima parte mi è piaciuta, era un ottimo spunto, anche per una long. Ci sono persone che hanno questa passione per il fuoco, poi sarà che non amo il fantasy e le cose troppo inverosimili, ma secondo me la storia si è un po' persa. Grazie per la partecipazione.

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  11. Storia che mi è piaciuta moltissimo nella prima parte. Davvero ben costruita e coinvolgente. Concordo con chi ha osservato che vi sono delle premesse per una long più strutturata perchè sintetizzare il loro rapporto in uno scritto breve non permette all’autrice i dovuti approfondimenti che aiuterebbero il lettore ad identificarsi maggiormente nella "magica" relazione tra i due protagonisti. Mi è piaciuta comunque molto! Brava! Cristina.

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  12. Bellissima!!! Devo dire che solitamente non mi appassiono a questo genere ma se scriverai un seguito io sicuramente ti leggerò!!! Mi sono proprio immaginata visivamente tutta la trasformazione come in un film. Complimenti,
    Aleuname.

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  13. Non mi è dispiaciuta come storia :) molto scorrevole, piacevole da leggere.

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  14. Bella soprattutto la prima parte! Intrigante l'attrazione ossessiva di Edward per il fuoco. Bello l'inizio del rapporto con Bella. Poi ti sei persa e troppi accenni sono rimasti irrisolti.
    Non mi piace il fantasy, se non pochissime eccezioni, però l'idea dei draghi è avvincente, anche se fuoco e ghiaccio insieme difficilmente possono coesistere...ma la fantasia non ha limiti, giusto?
    Brava!!

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