Titolo
: Il richiamo del fuoco
Genere:
Urban fantasy
Raiting:
Verde
Logline:
Le fiamme sono una tentazione
per Edward, perdersi in loro fino a morirne sembra il suo destino,
ma qualcosa d'inaspettato deve ancora accadere.
Sinossi:
Edward non è un ragazzo
comune. Un rogo da distrutto la sua famiglia e tanti segreti
avvolgono il suo passato e influenzano il suo presente spingendolo
sull'orlo del disastro. Sarà l'incontro con Bella e un incidente a
svelargli la verità e a spingerlo verso un nuovo futuro del tutto
imprevedibile. Mistero, fantasia, colpi di scena e tanto amore in
questo breve racconto dalle tinte giallo arancioni del fuoco qui vero
protagonista.
Il
richiamo del fuoco
Tutto era
come sempre. La parete bianca punteggiata da qualche quadro smorto,
la scrivania di noce ingombra di fogli, il medico biondo, seduto
sulla comoda poltroncina nera, che mi guardava scuotendo la testa.
“Mi
dispiace Edward. Non posso chiudere un occhio questa volta”
Lo fissai
ingoiando a vuoto. Non mi piaceva per nulla il suo tono.
“Sto bene
Carlisle.” annunciai con finta tranquillità, rifiutando di
abbassare lo sguardo sulle mie mani dalle lunghe dita leggermente
annerite.
“No. Non è
vero, e lo sai ” ribatté fermo.
Mi agitai
sulla sedia. In fondo non avevo fatto niente di troppo grave, che
giustificasse la preoccupazione profonda che gli vedevo segnare il
viso. Con le mani tremanti afferrai il pacchetto di sigarette,
mettendomene una in bocca.
“Non è
successo nulla” mi difesi poco convinto.
Lui sospirò.
“Edward”
disse adesso con la voce stanca e sconfortata “Lo so. Non ci sono
state conseguenze. Ma hai rischiato di fare dei danni, di uccidere
qualcuno. Hai dato fuoco a quell'albero... nel centro del parco”
aggiunse scuotendo la testa con lo sguardo preoccupato e perso nelle
possibili catastrofi che avrebbero potuto accadere.
“Sei
malato Edward!” concluse dopo un attimo di silenzio e scandendo
bene le parole perché le capissi. “Sei malato e devi accettare una
buona volta per tutte questo fatto”
Ero malato?
No. Non ero malato, solo che il fuoco era così bello. Le fiamme
avevano un colore così vivo. Si muovevano danzando e salendo lungo
il fusto dell'albero librandosi verso il cielo, quasi volando.
Crepitavano in una dolce melodia, emanavano un calore così
confortevole, giocavano nell'aria così libere, così indipendenti,
così fiere...
“Edward”
la voce di Carlisle ora autoritaria ruppe i miei pensieri.
“Si?”
chiesi dopo un attimo di smarrimento ricordandomi all'improvviso che
ero seduto in uno studio di fronte al mio psicologo, all'amico di
mia madre che mi aveva in cura da sempre.
“Edward è
la quarta volta in tre mesi che dai fuoco a qualcosa. O perlomeno
queste sono le volte che ti hanno denunciato.”
Sospirai e
abbassai lo sguardo tirando fuori il mio Zippo, l'accendino che avevo
ereditato dal mio padre adottivo morto anni prima.
“Non è
normale, ragazzo mio. Non puoi andare avanti così. Prima o poi farai
dei danni irreparabili, o succederà qualcosa di brutto ed io non
potrò più proteggerti” aggiunse adesso preoccupato.
“... Era
solo un albero...” mi difesi abbozzando un sorriso mentre mi
chiedevo se davvero non avesse ragione a preoccuparsi.
“Si, hai
ragione. Era solo un albero. Ma la volta precedente era una macchina
abbandonata, quella prima ancora un cassonetto della spazzatura.
Cosa sarà la prossima volta?” il suo viso era ora chiaramente
crucciato mentre si versava un grosso bicchiere d'acqua sulla
scrivania.
“Edward.
Lo sai che ti voglio bene. Ero riuscito a convincere il tribunale
che eri innocuo. Che saresti guarito prendendo le pillole che ti ho
prescritto”
Adesso lo
osservavo incredulo e preoccupato sul serio. Perché parlava al
passato?
“Le prendi
vero?” mi chiese a bruciapelo.
Annui. Non
era vero, ma non avevo voglia di sentirlo sgridarmi ancora una volta.
Lui sbatté
la mano aperta sulla scrivania evidentemente esasperato facendo
sobbalzare tutto quello che c'era sopra... e me.
“Mi stai
mentendo! Così come stai mentendo a te stesso da troppo tempo. Sei
malato Edward. Sei un piromane! E sei diventato pericoloso per gli
altri e per te stesso. Devi ammetterlo, devi curarti e
controllarti. Devi imparare a dire no... se vuoi guarire”
Lo guardai
perplesso. Bhe, si, forse aveva ragione. Forse il fuoco era
pericoloso. In fondo era stato l'incendio nella casa in cui vivevo
con i miei genitori adottivi ad ucciderli tutti...
“Non sono
stato io ad uccidere i miei! Non sono stato io a dar fuoco alla casa”
mi difesi dal vivido ricordo alzando la voce concitato per poi
ricompormi e ricordarmi ancora una volta dove ero
seduto: davanti ad un amico, davanti all'unica persona che si era
presa cura di me, cercando di aiutarmi in ogni modo.
Ma
aveva ragione quando mi aveva detto che la causa della mia malattia
era stato quel tragico incidente.
Nei
miei sogni, rivedevo ancora le fiamme alzarsi alte nel cielo e
uscire dalle finestre, fuggendo da quelle quattro mure che le
tenevano prigioniere, finalmente libere. E mentre la mia famiglia
urlava spaventata e cercava invano di scappare dal fumo e dal calore
sprigionato dall'incendio, io mi ritrovavo felice avvolto dalle
fiamme, cullato dal vento caldo mentre venivo sospinto leggero
verso le nuvole come avessi delle ali sulla schiena. Era allora che
sentivo le fiamme diventare mie sorelle, chiamarmi per nome,
reclamarmi a loro come se fossi una parte stessa del fuoco
rinchiusa a forza nel mio fragile e inutile corpo umano. Un anima
libera e ribelle imprigionata in un bozzolo di carne e ossa debole
ed estraneo ad essa. Un...
“Edwarddd”
la voce di Carlisle mi richiamò al presente, ma inaspettatamente
era adesso spaventata.
Mi riscossi
e lo guardai interrogativo. Teneva il grosso bicchiere pieno
d'acqua in mano ma non per bere, sembrava sul punto di volermelo
gettare addosso.
“Edward”
ripeté con il sudore che gli colava lungo il volto “Spegni
l'accendino... per favore... spegnilo” la voce spezzata dalla
paura.
Lo fissai
interdetto un attimo senza capire poi abbassai lo sguardo. Senza
accorgermene avevo acceso lo Zippo e adesso lo tenevo stretto in
mano, con la fiammella che si alzava troppo alta e si muoveva
nell'aria come una ballerina lasciva.
I miei occhi
si posarono su essa, seguendone il gioco di colori, il movimento
lento e ipnotico, mentre il calore scaldava la mia mano senza
bruciarla, con promesse di pace e serenità. Ancora una volta una
fiamma mi stava chiamando, mi reclamava a sè come un' amante in
catene e mi chiedeva di essere liberata nel cielo.
“Edwarddd”
ora la voce decisamente isterica di Carlisle mi strappo ai miei
pensieri seducenti rompendo la mia concentrazione, insinuandosi
nella mia mente, e con un gesto veloce e deciso chiusi il cappuccio
dell'accendino uccidendo così la mia perdizione.
“Fatto”
mi limitai a dirgli cercando di sorridere e levandomi la sigaretta
spenta dalla bocca. Io odiavo fumare, odiavo il gusto del tabacco e
sentirmi gola e polmoni riempiti dal gusto acre che emanava una volta
accesa quella promessa di morte futura, ma... così avevo la scusa
per tenere l'accendino con me. Per non separarmi mai da esso.
Carlisle
posò il bicchiere lentamente sul tavolo. La sua mano tremava in
maniera vistosa, tanto che alcune gocce caddero sul piano della
scrivania, mentre con un visibile sforzo di volontà cercava di
riprendere il controllo del suo corpo e della sua mente.
“Avevo
ragione” mormorò con la voce strozzata e roca.
“Su cosa
?” gli chiesi angelicamente.
“Le fiamme
sono una sirena per te. Una tentazione fortissima che cresce di
giorno in giorno, di ora in ora. Non è vero?”
Rimasi
in silenzio a pensare, poi annui. Aveva ragione. Le avevo sempre
amate e adesso avevo sempre di più il bisogno di sentirle vive, di
liberarle dalla loro prigionia, di fondermi con loro.
“Si”
mormorai rendendomi conto, per la prima volta, che ero andato
ad un pelo dal dare fuoco ai fogli sulla sua scrivania, e forse anche
a me stesso. Stavo peggiorando e lo stavo facendo rapidamente.
“Ok.
Ascolta. Tanto per iniziare dammi il pacchetto di sigarette e
l'accendino. Non ne hai bisogno”.
Lo
guardai angosciato. Delle sigarette non mi fregava nulla.
Dell'accendino...
“Edward.
La tua malattia sta degenerando a vista d'occhio, stai diventando
ogni giorno più pericoloso. Dovrei farti rinchiudere...”
Un
brivido di paura mi percorse la schiena. Ero già stato alcuni mesi
ricoverato in una casa di cura, e l'esperienza non mi era
piaciuta per nulla.
“No. Non
puoi farlo. Non puoi rimandarmi laggiù. Ti prego. Starò attento,
non accenderò più nulla. Saprò gestirmi... te lo prometto. Ecco
prendilo pure” aggiunsi in pieno panico, porgendogli quel
pezzettino di metallo ancora caldo, mentre mi guardavo intorno in
cerca di una via di fuga pronto a scappare lontano da tutti e tutto,
ma soprattutto da un futuro, per me, più spaventoso della morte.
“Lo so
Edward. So che sei sincero e che ci proveresti sul serio a dominarti
ma sono cosciente, anche, che sarebbe inutile. Forse dureresti una
settimana, un mese, anche un anno, con un po' di fortuna, ma poi...
poi torneresti da punto e capo. E saresti ancora di più un pericolo
per gli altri e per te stesso” la sua voce calò leggermente come
se gli pesasse pronunciare le parole successive “La cosa migliore
sarebbe metterti in qualche casa di cura, ne sono convinto, ma... ho
promesso a tua madre in punta di morte di occuparmi di te e
proteggerti.”.
Lo guardai
interdetto. Sapevo che era un amico di mia madre, ma quale legame
forte potevano mai avere loro due per spingerlo a fare una promessa
simile?
Lui sembrò
leggermi nella mente “Non ha importanza, ragazzo. Non è questo il
momento di parlare del passato, delle cose non dette, dei segreti che
tua madre ha tenuto con sé fino alla morte. Le ho fatto una promessa
e non voglio venire meno alla mia parola. Chiuderti lì dentro
sarebbe infrangere ciò che ho giurato e ucciderti lentamente. Penso
che a questi punto ci sia solo una soluzione al tuo problema e alla
mia coscienza” concluse con un sorriso.
La faccenda
non mi piaceva per nulla, il fatto che ci fossero dei segreti non
detti ancora meno, però avrei accettato qualsiasi cosa pur di non
finire rinchiuso.
“Partirai
per l'Alaska. Ho degli amici laggiù, che ti ospiteranno volentieri.
Ti troverai bene lontano da qua e dai tuoi fantasmi”
I miei occhi
si spalancarono dallo shock e per poco non caddi dalla sedia. “Ma...”
“Nessun
ma. Non hai alternative accettabili al momento. Dove sei diretto c'è
solo ghiaccio, nulla da bruciare che possa darti tentazioni.”
aggiunse con un sorrisetto soddisfatto.
Lo fissai
sbigottito. “Farà freddo” constatai preoccupato.
“Si.
Molto. Ma vedrai che ci farai l'abitudine e a te, sono sicuro, non
peserà più di tanto e poi... Alice è un brava donna e i suoi tre
figli adottivi ti faranno compagnia, ti aiuteranno e ti terranno
d'occhio finché non sarai in grado di poter tenere un accendino in
tasca senza fare danni.”
Due giorni
dopo ero atterrato in Alaska.
A prendermi
all'aeroporto era venuto un omone grande e grosso che assomigliava
ad un orso enorme e cattivo avvolto com'era nel morbido cappotto di
pelliccia. Con un sorriso sincero e allegro il primo abitante di
quel nuovo luogo sconosciuto si presentò con il nome di Emmett.
Insieme salimmo su un gatto delle nevi diretti alla mia nuova casa.
Una costruzione isolata in mezzo al nulla e al ghiaccio,
all'apparenza piccola e fragile vista dall'esterno, in realtà una
bellissima dimora calda ed accogliente una volta entrati così come
il resto della famiglia che ci attendeva composta, al momento,
dall'amica di Carlisle, la signora Alice nonché mamma adottiva di
Emmett e dell'altro figlio presente, Jasper. Un biondino dalla
lunga coda di cavallo tutto pepe che doveva avere all'incirca la mia
età.
Carlisle
aveva ragione.
Non c'era
nulla da bruciare in quel luogo se si escludevano i ciocchi di legna
già sistemati nella grossa stufa perennemente accesa che scaldava
la casa senza fiamme visibili e che emanava giorno e notte caldo,
senza darmi tentazioni pericolose. Tutto il resto era ghiaccio bianco
e freddo, così come il comportamento dell'unica ragazza appartenente
alla famiglia. Si chiamava Bella, appurai quando, giunta a casa
completamente coperta di neve, mi venne presentata. Aveva un bel
sorriso allegro che però svani immediatamente non appena incrociò
il mio sguardo così come il suo buon umore. Non ci fu neanche il
tempo di scambiare due parole che lei, dopo avermi fissato con un
cipiglio severo, si rifugiò dietro ad un muro di silenzio ostile
eretto immediatamente tra di noi con l'intento di tenermi il più
distante possibile da lei e farmi capire fin da subito che non
avevamo nulla da spartire.
I giorni
passarono lenti e pigri, freddi come il paesaggio, ma tranquilli. Mi
stavo rilassando, e quella vita spartana stava iniziando a piacermi
malgrado il clima inospitale. Con discrezione, a parte Bella, sempre
gelida con me, tutti mi facevano compagnia in continuazione anche
se sospettavo che il vero motivo fosse quello di controllarmi e
impedirmi di fare qualche sciocchezza... come bruciare la legna
accumulata nella legnaia.
“Edward
perché non vai domattina con Bella a pescare sul lago?” mi chiese
Alice una sera a cena passandomi il vassoio contenente costolette di
qualcosa non bene identificato ma ugualmente profumatissime e
invitanti.
“Me la
cavo benissimo da sola, grazie mamma, non ho bisogno di aiuto” si
affrettò a rispondere la ragazza posando il bicchiere, dal quale
aveva appena bevuto, con un po' più di forza del necessario sul
tavolo.
“E' vero
Bella. Ma domani io ed Emmett dobbiamo accompagnare la mamma in
città ed andare dall'avvocato per rinnovare la concessione e
sbrigare le altre faccende legali. Non possiamo portarci dietro
Edward, si annoierebbe a morte con noi. E sono certo che tu non
vorrai lasciarlo solo in casa... vero ?” gli rispose Jasper,
mettendo l'accento sull'ultima parola, mentre si tirava indietro la
folta chioma bionda che quella sera gli ricadeva libera sul viso.
“Per me va
bene. Non ci sono problemi. La solitudine non mi spaventa”
intervenni subito. Non mi piaceva essere considerato come un oggetto
da sistemare che dava intralcio, ma evidentemente loro non erano
dello stesso avviso.
“Jasper ha
ragione, Bella” ribatté Emmett ignorando le mie parole “E poi
un po' di compagnia farebbe bene anche a te. Stai sempre da sola.
Poi ti si gelano le ragnatele sul culo” aggiunse schivando un pezzo
di pane che Bella gli aveva lanciato.
“Senti chi
parla” rispose lei ridendo per la prima volta in mia presenza
“Quelle che ti sono cresciute nel cervello ormai hanno fatto le
stallatiti”
Scoppiammo
tutti a ridere e con un sospiro prima di alzarsi da tavola Bella mi
diede appuntamento per l'indomani mattina “E va bene, vieni pure.
Ma guai a te se osi anche solo sfiorarmi” mi minacciò uscendo a
grandi passi dalla stanza.
La mamma
sospirò scuotendo la testa “Un po' di calore umano le farebbe
bene. E' così fredda con tutti”.
“E' questo
posto che è gelido mamma” aggiunge Jasper soffiandosi sulle mani
come per scaldarsele.
Fu in questo
preciso momento che per la prima volta notai che anche in casa tutti
erano vestiti molto pesantemente. Avevano due maglioni l'uno
sull'altro molto spessi, lupetti a collo alto sotto e ai piedi tutti
portavano stivaletti imbottiti di pelo.
Abbassando
gli occhi mi guardai stupito. Non avevo freddo e stavo benissimo con
la mia camicia in flanella leggera e il mio unico maglione di alpaca.
Le mie mani erano sempre calde, il mio fiato usciva in simpatiche
nuvolette di vapore, il mio corpo emanava calore come se avessi avuto
una stufa interna, pensai cercando invano di ricordarmi un qualsiasi
momento che avessi sentito freddo da quando ero arrivato lì.
Ma a quanto
pareva faceva freddo per tutti... ma non per me.
La mattina
successiva Bella mi condusse silenziosa con sé lungo le rive
dell'enorme lago ghiacciato dal nome impronunciabile che io chiamavo
per semplicità “Il Lago” visto la mia fantasia sfrenata e il
fatto che fosse l'unico nelle vicinanze. Dopo aver fatto un buco
circolare nel ghiaccio passammo la mattina a pescare. All'inizio era
molto riservata, parlava appena, poi a via via che il sole si alzava
nel cielo scaldandoci, il suo carattere si sciolse come le neve
caduta quella notte. E con mia grande sorpresa quella sera annunciò
alla sua famiglia di volermi portare con sé anche il giorno dopo.
Nessuno fece
commenti ma erano tutti chiaramente stupiti, compreso il
sottoscritto.
“Ha
abboccato. Tirala su Edward” mi disse raggiante ed eccitata.
Una
magnifica trota salmonata sbucò fuori dall'acqua iniziando a
dimenarsi sul ghiaccio per riconquistare la sua libertà. Ma
entrambi non la pensavano alla stessa maniera e insieme per tenere
fermo il pesce, allungammo le mani, libere dai guanti per non
bagnarli.
Una vampa di
freddo mi attraversò le dita quando sfiorai le sue e rimasi
immobile stupito nel vederla ritrarre la mano con un grido.
“Scusa, ti
ho fatto male?” chiesi preoccupato.
Lei scosse
la testa interdetta guardandosi con attenzione la mano come se si
aspettasse di trovarla diversa “No. E'... che sei molto caldo. Mi
hai quasi bruciato”
Mi guardai
le mani incuriosito, ma sembravano normali. E mi sentivo bene, quindi
non avevo la febbre. Ma forse il problema era dato dal fatto che non
avevo freddo malgrado i vestiti leggeri mentre lei, malgrado i
numerosi strati di lana e il giaccone pesantissimo aveva le mani
gelate.
Mi strinsi
nelle spalle e le afferrai la mano stingendola dolcemente fra le mie
per scaldarla “Sei ghiacciata”
Lei mi
guardo arrossendo poi all'improvviso si divincolò dalla mia presa.
“Fa nulla. Dobbiamo andare”
E
senza aspettarmi o darmi il tempo di dissentire, si alzò in piedi e
si allontanò senza voltarsi, con la testa bassa assorta in chissà
quali pensieri.
La
rincorsi e la bloccai. “Si può sapere che ho fatto? Perché stai
scappando da me?”
Lei
si dimenò con decisione costringendomi a lasciare la presa per non
farle male. “Non mi toccare. Anzi non osare sfiorarmi mai più”
gridò in preda a quella che sembrava disperazione, poi giratosi
prese a correre velocissima lasciandomi sul posto a raccogliere
tutto e a domandarmi che cosa fosse successo, ma sopra ogni cosa il
motivo del suo strano comportamento. Perché quella fredda e gelida
ragazza aveva cambiato nuovamente comportamento all'improvviso
ritirando su le barriere erette fin dal primo giorno che l'avevo
incontrata? Perché non voleva che la toccassi?
Nei giorni
successivi non ci considerammo più. Lei mi evitava accuratamente ed
io non avevo voglia di correrle dietro per sentirmi allontanare di
nuovo, anche se dovevo ammettere con me stesso che mi mancava la sua
compagnia. Mi mancava il suo sorriso, la sua voce e spesso mi
ritrovavo a fissarla. Era bellissima, una ragazza dolce e delicata.
Un fiore dai pelati bianchi e freddi che mi attirava con al sua
bellezza e nello stesso tempo mi respingeva con il suo gelo.
Ma
evidentemente non ero l'unico a pensare alle stesse cose perché più
di una volta la sorpresi a fissarmi assorta, a guardarmi come se non
sapesse cosa dire o fare. Si avvicinava di qualche passo
inconsciamente, o allungava una mano per sfiorami, per poi subito
dopo scappare con un sommesso brontolio.
Con il
passare dei giorni i nostri occhi iniziarono a cercarsi sempre di
più, i suoi marroni e dolci, a volte si accendevano di una scintilla
quasi bianca, i miei normalmente verdi li sentivo accendersi di
fiamme mentre il caldo mi pervadeva tutto il corpo.
Fu quindici
giorni dopo che ci incontrammo sulle rive del lago, che la mia vita
normale, finì per sempre.
Invece si
fuggire da me come al suo solito lei si avvicinò, allungò una mano
e mi scostò i capelli dagli occhi. La sua mano era gelida sulla mia
pelle e un brivido mi percorse lungo tutta la schiena, scaldandosi e
tramutandosi in una fiamma che mi percorse e bruciò tutto
l'interno del corpo.
“Mi
dispiace Edward” iniziò abbassando la mano e passando il peso da
un piede all'altro, indecisa se continuare ma caparbia nel dover
ammettere l'evidenza “Tu mi piaci. Starti vicino e dover tenerti
lontano da me, è diventata una tortura. Ma...” la sua voce si
ruppe mentre abbassava lo sguardo sui suoi piedi come per cercare
coraggio, poi rialzata la testa con uno scatto e un sospiro,
mordicchiandosi le labbra, mi fissò dritto negli occhi. Il suo
sguardo si era fatto nuovamente di ghiaccio, non solo come
espressione notai stupito. Le sue pupille erano diventate bianche
“Per persone come noi, è impossibile stare assieme. Tu non lo sai.
Tu non sai nulla. Ma io sì. Io conosco”
La guardai
stupito, cercando di capire cosa voleva dirmi, ma ancora una volta
fuggì via da me.
Non la
seguì. Mi fermai a guardarla correre sinuosa e leggera, senza quasi
lasciare tracce sulla neve come se volasse, sconcertato mentre
cercavo di decifrare le sue parole smozzicate. Cosa è che non
sapevo? Quale era il segreto che conosceva a me invece nascosto?
Il grido di
aiuto interruppe i miei pensieri. Una bambina stava urlando in mezzo
al lago chiedendo aiuto.
Mi guardai
intorno ma ero solo. Non ci pensai su un attimo. Senza indugi corsi
da lei giusto in tempo per vedere il fratellino affondare dentro ad
un enorme buco creatosi nella crosta di ghiaccio del lago.
Non
riflettei, non pensai alle conseguenze, semplicemente agì e un
attimo dopo, vestito di tutto punto, mi immersi nell'acqua
ghiacciata cercando di afferrare il piccolo per i vestiti e
trascinarlo in superficie. Combattei con tutte le mie forze, nuotai e
scalciai, finché non riuscii a riportalo a galla e scaraventarlo al
sicuro sulla banchisa ai piedi della sorellina.
Ma ero
stanco, talmente stanco, che muovere un altro dito era quasi
impossibile mentre il freddo prosciugava le mie forze. L'acqua, che
aveva inzuppato i miei vestiti, mi trascinò sotto e mi avvolse in
un abbraccio mortale mentre la vista del cielo azzurro spariva
sostituita da quella bianca latte del ghiaccio sovrastante. Esausto,
paralizzato dal freddo, chiusi gli occhi e mi abbandonai alla morte.
Fu allora
che successe l'impossibile. Stavo andando alla deriva, abbandonato
nel limbo dell'incoscienza che precede la morte per ipotermia quando
qualcosa di enorme mi avvolse nelle sue spire. Con uno sforzo
sovrumano aprii gli occhi e...
Davanti al
mio viso c'era quello di Bella con i suoi occhi adesso bianchi ed
enormi che mi guardavano pieni di paura mentre il suo corpo si stava
trasformando velocemente in quello di un animale. Con le ali al posto
delle braccia, il viso che prendeva velocemente le sembianze di una
creatura meravigliosa e potente, l'essere che avevo conosciuto con il
nome di Bella finalmente divenne ciò che era nato per essere e che
aveva nascosto a tutti: un bellissimo drago di ghiaccio.
Edward,
sono io, sono sempre Bella anche se ho assunto la mia forma
primordiale. Io posso sopravvivere qui ma tu no, il ghiaccio è il
mio elemento, la mia casa, ma non la tua. Devi trovare la forza per
uscire da qua, sento già la tua vita scivolare via inghiottita dal
gelo, e non posso fermarlo. Non posso scaldare il tuo corpo e non
posso portarti fuori senza ucciderti io stessa.
La sua voce arrivò come un tuono nella mia mente ormai
annebbiata, riscuotendomi dal torpore, dandomi la forza di
ascoltarla.
Edward.
Devi mutare. Devi diventare ciò per cui sei nato, devi trasformarti
anche tu. L'unico modo per salvarti è lasciarti andare ed assumere
la tua vera identità.
La
guardai un ultima volta affascinato dalla creatura meravigliosa che
era diventata, troppo stanco per fare qualsiasi altra cosa che non
fosse chiudere gli occhi ed abbandonarmi al mio destino. La mia mente
stava ormai fermandosi come ogni mia funzione vitale. Un tunnel
bianco si dischiuse davanti a me, la sua luce mi abbagliò come
quella di un fuoco e come nei miei sogni rividi le fiamme alte che
si sprigionavano dalla casa. Ma stavolta la visione era diversa,
stavolta vidi le cose che la mia mente aveva sempre rifiutato di
considerare, vidi finalmente la verità. Non era stato un incendio
accidentale, come sostenuto dai verbali di polizia, ma mia madre. Era
stata lei che in preda alla rabbia verso mio padre aveva iniziato a
sputare fuoco dalla bocca e bruciare tutto intorno a lei. Tutto
tranne me, mentre si trasformava in un drago aprendo delle enormi
ali rosse in preda alla pazzia. Un drago di fuoco che non sapeva di
esserlo, un drago di fuoco la cui natura selvaggia aveva
all'improvviso preso il sopravvento sottomettendo la parte umana in
cui risiedeva. Un drago di fuoco che si era autodistrutto a causa
della sua stessa natura selvaggia e inarrestabile.
Ma
se lei lo era... lo ero anch'io.
Conscio
che non tutto era perduto, che potevo fermare la strada lungo il
tunnel della morte, cercai dentro di me e vi trovai il fuoco che
bruciava il mio cuore, quello che mi scaldava anche nel freddo
polare, quello che chiedeva di uscire ad ogni occasione, che mi
ipnotizzava e voleva essere liberato nel cielo. Quello che mi
avrebbe salvato ora.
Non
mi accorsi della trasformazione, non sentì alcun dolore o trauma,
mentre la mia natura esplodeva, in un tributo di fuoco e fiamme, che
sciolsero il ghiaccio intorno a noi, che fecero bollire l'acqua
mentre ancora avvinghiato a Bella mi proiettavo verso il cielo
coperto da una fitta cortina di vapore e fumo generato dal nostro
contatto.
Insieme
volteggiammo avvinghiati nei cieli sopra ogni cosa, lontani dalla
vista dei comuni mortali, liberi nella nostra nuova forma, sganciati
da ogni vincolo umano finché lei, con una poderosa spinta e uno
strano ghigno sul muso, non si staccò da me, librandosi nel cielo
con le ali possenti aperte, mostrandomi la strada verso una nuova
vita, e una nuova identità visto che tutti ci avrebbero dati per
morti dentro al lago.
Ora
che sapevo quali creature fossero celate in noi, ora che finalmente
entrambi eravamo liberi dalle nostre paure e dal nostro
travestimento umano, nessuno avrebbe più potuto fermarci dall'essere
quello per cui eravamo destinati ad essere dalla nascita: esseri
mitici affini eppur diversi, creature leggendarie di fiamme e
ghiaccio.
Ma
soprattutto nessuno avrebbe potuto ostacolare il nostro amore,
quello che avevamo entrambi intuito per istinto e che adesso
sarebbe potuto sbocciare, libero da ogni vincolo e costrizione
fisica.
Avevamo
appena vinto la nostra battaglia personale contro una vita di
bugie, ma non la guerra contro la nostra natura e il mondo che ci
circondava, perché l'amore non è mai facile, perché il ghiaccio e
il fuoco sono nemici naturali, perché altri avrebbero giocato un
ruolo importante nel nostro futuro... ma questa, amici miei, è
tutta un altra storia...
FINE
FINE

che bella! adoro l'urban fantasy e mi sono lasciata trascinare dalla storia aperta ad ogni possibilità soprannaturale. Hai fatto centro! potresti aver molto da raccontare. Complimenti! Spero di leggere ancora di questi draghi!
RispondiEliminaAdoro il fantasy e questa storia è eccezionale! Due draghi fuoco e ghiaccio... spero di leggere il seguito! Bravissima!!
RispondiEliminaStoria molto carina, idea davvero originale. Ho trovato qualche errorino grammaticale, ma niente di grave. Unico neo: secondo me avresti potuto dare più spazio al loro rapporto. Alla fine dici che ora niente potrà ostacolare il loro amore, ma non hai mai scritto nulla circa la nascita di questo sentimento. Accenni solo a qualche fugace occhiata, un po' poco per dar modo al lettore di immedesimarsi e affezionarsi alla loro storia.
RispondiEliminaCmq anche io sono curiosa di leggere il seguito.
Grazie mille di averla condivisa con noi.
Mhmm ... Un classico urban fantasy... ho sentito la mancanza del crescere del loro rapporto.
RispondiEliminaLa fine aperta va benissimo ma l'ho trovata un po troppo anticipata... è come se mancasse qualcosa ...
Grazie
JB
Che bell'inizio! Mi è piaciuto molto come hai preparato la scoperta da parte di Edward della propria vera natura. E l'elemento sovrannaturale entra davvero a sorpresa ma anche in modo fluido e perfetto. Però sembra più l'inizio di una long, ci lasci con un finale apertissimo, anche se davvero epico, con questi due draghi abbracciati in uno spazio mitico. Spero di leggere presto il seguito!
RispondiEliminaS’i’ fosse foco, arderei ’l mondo; [...]
RispondiEliminas’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;
Cecco Angiolieri aveva già capito tutto! Io invece non ho capito come fanno ghiaccio e fuoco a convivere, ma d’altra parte ero scettica anche su Ciuchino e la Dragonessa rosa e invece guarda che bei pupociucodraghetti hanno prodotto! Posso dire che quello che mi rode di più è il non sapere che cosa Carlisle e la madre di Edward avessero in comune?
Ho adorato in questa storia la parte della descrizione del fuoco attraverso gli occhi di Edward. Mi ha davvero affascinata!
RispondiEliminaPerò mi è mancata un po' l'evoluzione dei suoi sentimenti verso Bella, la nascita del loro amore. Forse è una cosa voluta per incentrare l'attenzione sul fuoco, il più grande amore di Edward, il suo "elemento"?
In ogni caso complimenti, mi è piaciuta!
Molto bella. Come altre avrei voluto trovare l'evoluzione del loro rapporto ma onestamente mi è piaciuta tanto anche così. Mi è mancato di più sapere cosa legasse il dottore e la madre di Edward, ma se hai intenzione di approfondire il discorso con un seguito è più che comprensibile.
RispondiEliminaComplimenti, mi è piaciuta molto e grazie.
E il banner è stupendo :D
EliminaWow che bella storia!mi è piaciuta molto,te lo devo proprio dire sei stata bravissima nel descrivere le sensazioni che provava Edward nei confronti del fuoco quell'attaccamento morboso... per un momento ho pensato di essere diventata una piromane hahaha
RispondiEliminae sì, anche io leggendo il finale ho sentito il desiderio di saperne di più... complimenti !
lulù
La prima parte mi è piaciuta, era un ottimo spunto, anche per una long. Ci sono persone che hanno questa passione per il fuoco, poi sarà che non amo il fantasy e le cose troppo inverosimili, ma secondo me la storia si è un po' persa. Grazie per la partecipazione.
RispondiEliminaStoria che mi è piaciuta moltissimo nella prima parte. Davvero ben costruita e coinvolgente. Concordo con chi ha osservato che vi sono delle premesse per una long più strutturata perchè sintetizzare il loro rapporto in uno scritto breve non permette all’autrice i dovuti approfondimenti che aiuterebbero il lettore ad identificarsi maggiormente nella "magica" relazione tra i due protagonisti. Mi è piaciuta comunque molto! Brava! Cristina.
RispondiEliminaBellissima!!! Devo dire che solitamente non mi appassiono a questo genere ma se scriverai un seguito io sicuramente ti leggerò!!! Mi sono proprio immaginata visivamente tutta la trasformazione come in un film. Complimenti,
RispondiEliminaAleuname.
Non mi è dispiaciuta come storia :) molto scorrevole, piacevole da leggere.
RispondiEliminaBella soprattutto la prima parte! Intrigante l'attrazione ossessiva di Edward per il fuoco. Bello l'inizio del rapporto con Bella. Poi ti sei persa e troppi accenni sono rimasti irrisolti.
RispondiEliminaNon mi piace il fantasy, se non pochissime eccezioni, però l'idea dei draghi è avvincente, anche se fuoco e ghiaccio insieme difficilmente possono coesistere...ma la fantasia non ha limiti, giusto?
Brava!!