mercoledì 4 maggio 2016

FUOCO E GHIACCIO







TITOLO: Fuoco e ghiaccio

GENERE: Erotico/Fantasy


RATING: Rosso


LOGLINE

Le leggende parlavano di morte e distruzione. Di una frenesia che avrebbe scavalcato ogni volontà. Di vittime innocenti.

SINOSSI
Siamo a ridosso del solstizio d’estate del 121esimo anno e il giovane principe Edward di Kingsbridge, sta per compiere ventun anni.
Ma quello che dovrebbe essere un momento di festa e grandi celebrazioni, potrebbe rappresentare la più grande disgrazia mai conosciuta in quel regno. 

Il principe è nato, infatti, con il grande e oscuro potere della magia del fuoco. Un potere che è anche una terribile maledizione.




Dicono alcuni che finirà nel fuoco

il mondo, altri nel ghiaccio.
Del desiderio ho gustato quel poco
che mi fa scegliere il fuoco.
Ma se dovesse due volte finire, so pure che cos'è odiare,
e per la distruzione posso dire
che anche il ghiaccio è terribile
e può bastare.

(Robert Lee Frost)








Regno di Kingsbridge, 14 giugno del 121esimo anno.


«Come sta?»
«È preda di una grande agitazione, madre. Lo stiamo aiutando con radici di hemerox, ma non saranno sufficienti ancora a lungo, temo. Le ancelle della devozione preposte a calmarlo sono spaventate. Il principe non è più in grado di controllare la sua energia e ne ha ferite lievemente due la scorsa notte. Con lui è rimasta soltanto Isabella».
La Regina chiuse gli occhi: «Dannato Esmerald! Dannata la tua stirpe di potenti demoni! Dannatissima me!».
«Mia Regina, la giovane Kaytiria è la sposa sacrificale di questa notte. Si è offerta volontaria e non teme la potenza del principe Edward. Non disperiamo».
«Piuttosto che ferire un altro sacrificio si lascerà ardere vivo. E io non lo posso permettere».
«Non succederà. Isabella resterà con lui anche questa notte. È tutto sotto controllo». 
«Potrebbe fare del male anche a quella povera ragazza...».
La giovane Alice alzò lo sguardo verso la regina e le prese le mani.
«Madre. La magia che scorre nelle vene di Edward è grande. Ma lo è altrettanto quella di nostro padre e del mio sposo. Eppure né io né voi siamo morte a causa del fuoco sacro.
Il dolore che subiscono i sacrifici è passeggero ed è nulla confrontato al piacere che percepiscono durante la loro prova di fedeltà. Noi lo sappiamo bene».
«Tuo padre e tuo marito non sono come lui. Nelle sue vene la magia scorre più violenta e implacabile che in ogni altro Cullen, e il solstizio d'estate è alle porte. Il suo ventunesimo compleanno... Alice...».
«Lo so. Il saggio Henerit...».
«Il saggio Henerit parla della Principessa del Nord da quando è nato tuo fratello. Ventun anni e ancora non l’abbiamo trovata. A questo punto dubito che esista».
«Ma le scritture...»
«Leggende», esalò la regina. «La verità è che l'ultimo della nostra stirpe dotato di tale potere è diventato un demone violento e corrotto, ha ucciso e fatto schiave mille e mille giovani donne. Ha terrorizzato le nostre terre per decadi e ora...».
«Edward non è come lui. Ha sempre usato il potere in modo buono e giusto. Non ha mai approfittato della magia per violare giovani vergini o terrorizzare il popolo. Quando non deve uscire per doveri di stato se ne sta chiuso nella sua torre o vaga da solo per i boschi. Chiede una sposa sacrificale solo quando il fuoco non è più controllabile. Non ha mai perso il senno. E le giovani sono tutte volontarie più che disposte ad accontentarlo. Troveremo questa giovane principessa e se non dovesse accadere ora continueremo a cercarla fino al prossimo solstizio e quello successivo. La maledizione prima o poi avrà fine».
Era saggia Alice e non mentiva. Conosceva bene l’indole del fratello, quella sua parte umana che lo rendeva così giusto e buono. Se la magia di Edward fosse capitata in dono ad un altro uomo le conseguenze sarebbero potute essere devastanti. Ma con lui non vi era mai stato quel pericolo.
Quello era però un anno particolare. Il principe avrebbe compiuto ventun anni durante il solstizio d’estate e le scritture prevedano uno sprigionarsi di energia mille e mille volte superiore a ciò che di solito accadeva.
Infatti, più la data si avvicinava più il giovane diventava irrequieto e instabile. Tutti temevano che il suo corpo umano non avrebbe retto ancora per molto al potere della forza magica che scorreva al suo interno e le conseguenze, a quel punto, sarebbero state devastanti.
Era dunque necessario che il rito sacrificale accadesse ogni notte, malgrado l’energia di Edward aumentasse esponenzialmente di ora in ora, così come la sua incapacità di governare quell’incredibile potere.

La regina guardò il sole tramontare e un brivido le percorse la spina dorsale.

«Chiamate Kaityria e Henerit. La ragazza va preparata. La notte è alle porte».

***


Edward camminava in tondo dentro la grande stanza all’interno della sua torre. Il sangue gli pulsava veloce nelle vene. Caldo, bollente, insopportabile. L’energia che pervadeva ogni millimetro del suo corpo era straziante.
Le ancelle preposte a prepararlo non riuscivano quasi più a toccarlo senza scottarsi le mani.

«Mio Principe il bagno di ghiaccio è pronto», sussurrò Isabella.

Era una tremenda tortura quella. Ma lui vi si sottoponeva volentieri. Detestava l’idea di poter ferire le sacre concubine a causa del fuoco che aveva dentro. Vi si sottoponeva soltanto durante il mese che precedeva il solstizio. Negli altri non era necessario. In quelli il suo calore era sotto controllo, dominato e usato con criterio. Ma in quei giorni tutto era diverso. La sua forma umana diventava debole. Un’ombra rispetto alla creatura magica che lo abitava. Tutto in lui mutava. Il suo sguardo, da dolce a ferino. I suoi occhi da verdi come l’acqua a neri come la pece. I suoi denti diventavano lunghi e acuminati come quelli di un predatore. Il colore dei suoi capelli, da biondi come il miele a rossi come il sangue. Il suo bisogno di scaricare la magia che lo pervadeva era controllabile solo accoppiandosi ogni notte e cacciando a mani nude fiere feroci ogni giorno.
Per quella ragione la giovane che si occupava di lui era cieca, per subire di meno il fascino alieno di una creatura come quella. Eppure nemmeno per lei era facile resistergli. Era quasi impossibile non implorarlo di farla sua, perché anche l’odore del principe mutava diventando irresistibile. 
La ragazza dunque, suo malgrado, copriva il proprio volto con un panno spesso, imbevuto di essenza di lavanda, cercando di mistificare il potere di quel profumo innaturalmente afrodisiaco.

Era stato chiaro fin da subito che Edward avesse ereditato, dopo millenni di pace nel regno, lo sconvolgente potere del suo leggendario e crudele avo Esmerald.
Quando la balia lo aveva preso in braccio, appena nato, poco era mancato che lo lasciasse cadere a terra. I suoi capelli erano rossi come il fuoco che gli ardeva nelle vene, i suoi occhi spalancati e profondi come quelli di un saggio millenario, la sua pelle bollente.
Era bellissimo e spaventoso.
Henerit lo aveva allevato e addestrato al controllo del potere. Lo aveva introdotto poco più che adolescente alla pratica dei sacrifici e della caccia selvaggia, per insegnargli a scaricare l’energia. Lo aveva preparato al meglio al giorno che si stava avvicinando. Ma nessuno sapeva davvero cosa sarebbe accaduto quando lui avesse compiuto ventun anni.
Le leggende parlavano di morte e distruzione. Di una frenesia che avrebbe scavalcato ogni sua volontà. Di vittime innocenti.
L’unica possibilità, secondo le scritture, era la Principessa del Freddo. Ma ella, per quanto i cavalieri del re Carlisle avessero cercato in ogni angolo della terra, non era stata trovata.
E ora era forse troppo tardi.

Edward si immerse in silenzio nella vasca ricolma di ghiaccio. La sua carne rovente, al contatto con quel gelido contenuto, si ribellava facendolo soffrire immensamente. Era contro ogni suo istinto sottoporsi a quella pratica per lui aberrante. Ma il riuscire ancora a farlo era l’unica consolazione che gli rimaneva.
In pochi minuti una giovane concubina sarebbe entrata nelle sue stanze e lui, quanto meno, non le avrebbe fatto troppo male.
Sapeva che se il ghiaccio avesse fatto il suo dovere la donna avrebbe goduto immensamente senza ferirsi e che l’energia canalizzata nel suo corpo l’avrebbe fatta sentire in estasi per giorni. Sapeva che le ragazze che venivano a lui, sotto forma di sacrificio, lo facevano in realtà con immenso piacere. Ma sapeva anche di non essere mai stato così pericoloso prima.

Dopo due minuti di quella immersione, il ghiaccio era completamente sciolto, la sua temperatura abbassata e lui era pronto.

«Isabella...».

«Sì, signore...».

«Fate entrare la ragazza e sedetevi in un angolo. Se sentite qualcosa che non va, allertate subito le guardie e portatela in salvo».

«Sì, mio signore».

Isabella si diresse con passo sicuro verso l'uscio.
Era diventata cieca da bambina, non ricordava nemmeno come, ma nelle stanze di Edward si muoveva con maggiore agilità e sicurezza di chiunque altro.
Aprì il pesante battente in legno e fece entrare la giovane Kaityiria. La condusse alla vasca e si mise nel suo angolo.
Seduta e pronta a star male.
Era innamorata del giovane principe. Lo era fin da quando, tre anni prima, era stata preposta allo svolgimento dei rituali notturni.
Con il tempo Edward ne aveva fatto una specie di ancella personale.
Non la toccava mai, per paura di ferirla. La vedeva così fragile e bella. Mai l’avrebbe messa a rischio.
Spesso la osservava mentre svolgeva i suoi compiti. Aveva capelli neri come la notte, lunghissimi e lucidi, la pelle diafana come la neve e grandi occhi scuri, perennemente fissi nel vuoto. Le sue mani erano piccole e sottili, delicate come il resto del suo corpo. Aveva i fianchi stretti e il seno rigoglioso. Era di una bellezza straziante. Ed era l'unica donna che lui non avrebbe mai sacrificato alla sua magia.
Per questa ragione aveva dato l’ordine severo di non essere mai toccato da lei. Era certo che l’avrebbe uccisa al primo contatto e quello, davvero, non se lo sarebbe mai perdonato.
Avere intorno una donna che lo attraeva così tanto non era però facile.
La magia fluiva più violenta quando lei gli era vicino. Il potere nelle sue vene era di una forza che rischiava di sopraffarlo. La tentazione di farla sua quasi insopportabile. Ma anche quella rinuncia, al pari del bagno nel ghiaccio, era ciò che lo faceva ancora sentire buono. Che lo faceva sentire umano.

Isabella sentì i passi leggeri della giovane Kaityria fermarsi innanzi alla grande vasca.

«Mio principe. Siete bellissimo. Siete un dio», la sentì gemere, già travolta dal sortilegio erotico che lui metteva in atto naturalmente. La udì poi immergersi nel liquido ora tiepido e che presto sarebbe divenuto bollente a causa del fuoco magico che ardeva dentro all’uomo.
Lui non rispose.
Isabella udì solo lo sciabordio dell’acqua mossa dai due corpi e il primo grido di piacere di lei.
Strinse le cosce e iniziò a respirare affannosamente. Amava e detestava quei momenti. L’immaginare il giovane uomo che prendeva la sua vittima e la faceva godere la torturava e la deliziava allo stesso tempo. Inoltre il freddo che sempre sentiva nelle ossa e che la tormentava anche durante i giorni più caldi d’estate, in quei momenti spariva. Il calore che lui emanava, si era detta, doveva essere tale da arrivare a scaldare anche lei.
Il principe era un amante fuori dall’ordinario. Anche quello era opera della sua magia. L’energia lo portava a usare i suoi sacrifici più e più volte durante la notte, talvolta fino all’alba.
Isabella sentiva i gemiti disperati di Kaityria e i grugniti bestiali di lui. Parole sconnesse, i loro corpi prima nell’acqua e poi sul tavolo di pietra su cui spesso le sdraiava per farle sue, come se davvero stesse consumando un sacrificio su un altare, mentre lei rimaneva immobile, in attesa di aggiungere altro ghiaccio nella vasca. Ghiaccio che maneggiava senza problemi, poiché, per una sorta di strano potere, era in grado di toccarlo senza sentire alcun male.

Sentì la ragazza godere molte volte, prima di ricevere, dalla voce roca di lui, l’ordine di freddare nuovamente l’acqua, e si rese conto che sarebbe stata una lunga notte.
Il sacrificio durò fino all'alba, fino a quando Kaityria lo implorò di smettere, incapace di sostenere ancora il piacere alieno che l’aveva scossa per ore. Uscì dalla stanza aiutata da altre ancelle, incapace di reggersi in piedi da sola, con la pelle del corpo rossa come il fuoco che l’aveva lambita incessantemente per tutta la notte.

Isabella era stremata al pari del sacrificio. Quella tortura, a cui era suo malgrado obbligata e alla quale non avrebbe mai rinunciato, le apriva il cuore in due ogni volta.
Lacrime gelide le rigavano il viso mentre lui dormiva esausto nella stanza accanto, finalmente scarico dell’energia accumulata il giorno precedente.
Finita la ripulitura anche lei andava a dormire nella sua piccola stanza, perennemente scaldata da un grande fuoco, vicina agli appartamenti del principe.
Quella mattina, però, non riuscì a prendere sonno. Tremava, batteva i denti e, per quanto facesse, non riusciva a scaldarsi. Non disse niente a nessuno, preoccupata che si accorgessero che era malata e che la allontanassero da Edward.
Nel pomeriggio tornò da lui, come sempre, e, come sempre, lo trovò in preda di quella agitazione che ormai lo metteva in scacco da settimane, come una belva in gabbia.
«Buona giornata, mio principe», disse entrando nella stanza camminando a fatica.
Lui la guardò e si impensierì.
«Isabella non vi sentite bene?».
La ragazza tremava visibilmente e aveva le labbra viola. La vide appoggiare la tisana di radici di hemerox sul tavolo in legno davanti alla finestra e farne spillare più di metà all’esterno della tazza per quanto le sue mani si muovevano fuori controllo.
La sua pelle era quasi trasparente, molto più pallida del suo solito, già sconvolgente, candore. Indossava una pesante mantella in lana, eppure sembrava stesse per morire di freddo.
«S... Sì... A... avete... Già... Cacciato?».
Sapeva che lo aveva già fatto. Sentiva l’odore pungente del sangue della selvaggina che lui aveva azzannato e mangiato ancora viva.
«Isabella, cosa vi succede?», gli chiese lui ignorando quell’inutile domanda sulla caccia, preoccupato come non mai per la salute della sua ancella.
La giovane tentò di rispondere, ma i denti le battevano così violentemente da non riuscirci più.
Edward la fissava terrorizzato. La ragazza. La sua Isabella stava evidentemente molto male. Stava praticamente congelando davanti ai suoi occhi di fuoco.
“Non è possibile”, pensò, facendo qualche passo in avanti per vederla meglio, per tentare di capire, “La gente non riesce a starmi intorno per il caldo che emano e lei sta assiderando”.
Più si avvicinava a lei più le sue mani pulsavano dolorosamente e anche quella era una cosa che non gli accadeva quasi mai. Di solito la magia gli premeva sulla testa, sulle pelvi. Eppure in quel momento percepì che il fuoco sarebbe uscito dalle sue lunghe dita e non sarebbe stato in grado di bloccarlo se non avesse fatto qualcosa per fermarlo.
Ma cosa?
Si fermò di colpo quando era ormai a meno di un metro da lei. «Scappa», le urlò mentre sentiva la lava bollente scorrergli negli avambracci e poi giù verso il palmo della mano.
«Scappa! È un ordine!».
Ma lei rimase immobile, rigida e cadde a terra. Il secondo dopo due fiammate potenti e incontrollabili si liberarono dalle dita del principe e la avvolsero completamente.
«No! No! Isabella!».
Le guardie entrarono di corsa nella stanza e la trovarono in fiamme. La giovane era al centro di una pira spaventosa. I poveri vestiti che indossava, avvolti dal fuoco che l’avrebbe arsa viva. Un suono disumano si liberò dal petto del principe. I suoi capelli color sangue vivo i suoi denti acuminati esposti. I suoi occhi lucidi e neri come un incubo.
Le guardie scapparono terrorizzate in cerca del mago Henerit, mentre Edward cadeva a terra straziato dal dolore più grande che avesse mai provato.

Si risvegliò che era notte fonda, immerso nella vasca ricolma di ghiaccio, confuso e stremato. Vide immediatamente la madre e il saggio Henerit in piedi di fronte a sé. Per un attimo non capì e poi ricordò.
«Isabella! Lei è... Lei...».
Chiuse gli occhi sconvolto. Sentì quasi di impazzire al pensiero di avere ucciso la sua bella e innocente ancella. Non se lo sarebbe mai perdonato.
«Edward», la voce calma e dolce della regina lo chiamava, «Apri gli occhi. Non è come pensi. Isabella sta bene».
«Non è possibile», ringhiò con un tono roco, la magia che pulsava nelle sue vene pericolosa, «L’ho vista con i miei occhi avvolta dalle fiamme che io stesso ho scatenato. Nessun essere umano avrebbe potuto salvarsi».
Fu allora Henerit che parlò: «Edward, controlla la forza. Non ti stiamo mentendo né ci prendiamo gioco di te».
Il giovane si alzò dal bagno freddo e afferrò un grande panno di lino che avvolse intorno alla vita. Poi si guardò intorno. Non vi era nemmeno l’ombra dei segni dell’incendio che aveva devastato la sua stanza poche ore prima.
«Ho sognato tutto? Sto perdendo il senno?».
«No, è accaduto davvero. Ma Isabella non è chi credevamo che fosse. È una creatura magica. La sua magia l’ha protetta e ha protetto anche te».
«Una creatura magica?».
«Così sembrerebbe. Non c’è altra spiegazione».
«E dov’è ora?».
«Riposa nella sua stanza. Dorme profondamente da ore. Il suo corpo e la sua mente hanno bisogno di ristorarsi perché hanno liberato un’energia molto grande, contrapposta alla tua. Ho il sospetto che lei non sapesse di possedere il potere del freddo e che non sia mai stata addestrata ad utilizzarlo».
«Il potere del freddo? Cosa dite? La fragile Isabella potrebbe essere... la Principessa del Nord? Com’è possibile? La figlia di un umile e vecchio soldato?».

Fu la Regina a parlare questa volta: «Il vecchio Karl non è il padre naturale della giovane. La trovò di ritorno dalle campagne di conquista nelle terre del Nord più di quindici anni fa, abbandonata e ferita. Non ebbe il cuore di lasciarla morire lì al freddo e, malgrado fosse già vedovo e la bimba fosse cieca, la tenne con sé. Nessuno di noi avrebbe mai immaginato che avesse salvato una creatura magica. Ma ciò che è accaduto questa notte non lascia spazio a dubbi. Il suo potere si è contrapposto al tuo. Lo ha fermato e controllato. Lo ha placato. Probabilmente si è risvegliato dopo anni in cui è stato sopito, portato alla luce dalla tua magia. È lei la Principessa del Nord».
Edward si fermò a pensare che in effetti, malgrado fosse notte, malgrado mancassero solo cinque giorni al solstizio e lui non avesse ricevuto il sacrificio quotidiano con cui scaricare la sua devastante energia, si sentiva bene come non mai. La sua carne non bruciava, il bisogno di uccidere o fottere non lo assillava. Il suo aspetto, lo percepiva, era completamente umano.

«La voglio vedere subito», disse con il cuore che gli batteva forte.
La madre sorrise e fece un cenno di assenso. Il mago uscì per avvisare le guardie che il principe sarebbe andato dalla giovane ancella.
Edward entrò nella camera di Isabella da solo e ordinò a tutti di tenersi alla larga fino a quando non ne fosse uscito.
La piccola e umile stanza era illuminata dal fuoco che ardeva nel camino. Ricordò quanto la ragazza sembrasse malata solo poche ore prima, come se non riuscisse a scrollarsi di dosso un freddo innaturale. Comprese che non si trattava di malattia, ma di magia. Ella possedeva il potere del ghiaccio, un potere antitetico al suo e potente allo stesso modo, un potere che non sapeva di avere e che non aveva mai imparato a usare o a scaricare.
Un potere che la stava uccidendo, forse.
La vide distesa sulla schiena, coperta da un telo spesso in lana. Con gli occhi chiusi e il volto rilassato.
Non gli avevano mentito.
Il fuoco non l’aveva ferita, anzi.
Si avvicinò e si sedette sul bordo del piccolo lettino per guardarla da vicino. Non l’aveva mai nemmeno sfiorata per paura di farle male, ma in quel momento il bisogno di accarezzarla fu mille volte più potente della sua capacità di fermarsi. Come se una forza superiore alla sua lo obbligasse a toccarla, a unirsi a lei.
Era bellissima, più di ogni altra volta l’avesse mai vista, più di ogni altra donna avesse avuto nel suo letto.
Era davvero una creatura regale e magica. Come aveva fatto a non rendersene conto?
Pensò che il vero cieco, tra loro due, era stato lui.
Le sfiorò cautamente i lunghissimi capelli scuri. Erano lucenti in modo innaturale, morbidi e setosi.
Con il polpastrello dell’indice le disegnò i contorni della bocca carnosa, ora rossa come il fuoco, così diversa dalla macchia livida che era abituato a vedere. La sua pelle riluceva come neve al sole, brillava come se fosse stata spruzzata con polvere di diamanti.
Era una dea.
Edward poté percepire la magia scorrere fluida e armonica nelle proprie vene, pulsare in sintonia con il costante e calmo battito cardiaco della donna che aveva di fronte, condizionata da esso. Vicino ad Isabella si sentiva forte e in pace in un modo innaturale.
Scese con il proprio viso accanto a quello di lei. Il profumo che emanava era divino. Non aveva mai odorato nulla di simile. Il bisogno di fondersi con lei sempre più nitido e urgente.
Era la sua metà, lo sentiva in ogni sua cellula, era il suo destino.
Era la magia più pura ed elevata che potesse esistere al mondo.
Chiuse gli occhi. Aveva trovato la risposta alle sue infinite preghiere ed era una donna che da sempre lui aveva ammirato e considerato speciale. Se ne rendeva conto con chiarezza in quel momento, dopo avere allontanato mille volte quel pensiero perché ritenuto pericoloso.
Si trovò a pensare a quante volte, durante i suoi sacrifici, i propri occhi infuocati l’avessero cercata, si fossero concentrati su di lei nel momento del massimo piacere e come questo si fosse ogni volta moltiplicato proprio in quell’attimo. Non grazie al sacrificio che lui stava riempiendo, ma grazie a lei, alla sua presenza così vicina. Al suo viso così bello e al suo corpo così perfetto.
Anche in quel momento lo sentiva. Il ronzio alle orecchie, le vibrazioni che il suo corpo emetteva accanto a quello di lei. Il desiderio fuori controllo. Un bisogno arcaico di possedere e di placare il suo potere attraverso quello di lei.
Quando riaprì gli occhi, sconvolto dalle rivelazioni che freneticamente e improvvisamente avevano riempito il suo cuore e la sua testa, la trovò sveglia.
Il respiro gli si incagliò in gola.
La giovane aveva gli occhi aperti, pieni di lacrime cristalline. Sulle labbra un estatico sorriso. Il colore dei suoi occhi era diverso. Non più nero come l’onice, ma azzurro come il cielo, quasi trasparente.
«Siete voi», disse la giovane, «siete bellissimo».
«Mi vedete, Isabella?».
«Sì. Vi vedo chiaramente. Deve essere accaduto un miracolo questa notte», allungò una mano per sfiorare la mandibola squadrata e virile di lui, «Quando le fiamme mi hanno avvolta, per la prima volta nella mia vita mi sono sentita forte, il freddo è sparito e ora... Vedo... Grazie mio Signore».
«Isabella, sono io che devo ringraziare voi. Il mago Henerit vi spiegherà tutto, ma ora...».
Le si avvicinò incapace di resistere ancora al pulsare del fuoco che lo tormentava ordinandogli di baciare quella bocca e di fondersi con la magia di lei.
La guardò negli occhi trasparenti per chiederle un consenso che lei mai gli avrebbe negato.
Isabella dischiuse le labbra e afferrò con delicatezza la nuca del principe per portarlo a sé.
Quando le loro lingue si incontrarono entrambi furono travolti da un’energia e da un bisogno senza confini, antico e potentissimo. I loro corpi iniziarono a pulsare all’unisono, riconoscendosi, aggrappandosi, cercandosi disperatamente. Estasi, lussuria, amore, incanto, rapimento, esaltazione.
Incredibile potere.
Edward aveva posseduto infiniti corpi, sotto forma di necessario rituale. Aveva goduto molte volte e aveva fatto godere immensamente i suoi sacrifici. Ma mai un piacere così sconvolgente lo aveva attraversato da capo a piedi.
Si rese conto di stare per trasformarsi e che non sarebbe più stato in grado di fermarsi se avesse continuato a perdersi in quella bocca. Fece per allontanarsi, ma le braccia forti e sicure di lei non glielo permisero.
«No», sussurrò, portandolo a sé, sotto le sue coperte, dove giaceva nuda e bellissima.
E lui si rese conto che quella parola semplice e decisa rappresentava per i suoi sensi un ordine a cui mai avrebbe potuto disobbedire, nemmeno ne fosse andata della loro stessa vita. Si rese conto che il potere di lei era immenso e incontrovertibile. Si rese conto che erano destinati a diventare una cosa sola e che sarebbero stati solo loro due per sempre.
La guardò attraverso i propri occhi fiammeggianti, le sorrise scoprendo i denti acuminati e deliziosi, il suo calore la avvolse, il suo sesso pulsò rigido e pronto a prendersi ciò che aveva infinitamente cercato e mai trovato in mille altri corpi.
Vide che anche Isabella stava mutando, i suoi capelli sembravano brillare come attraversati da migliaia di cristalli, la pelle così luminosa da risultare accecante e la sua bocca rossa come bacche di biancospino selvatico. Se non fosse entrato subito dentro di lei sarebbe morto, ma sapeva di dovere fare con calma, sapeva di doverlo fare nel rispetto della forza sacra che li legava e nella considerazione del fatto che stava per unirsi a una vergine.
Scese a baciarle il collo i seni turgidi, il ventre piatto, fino a trovarsi con la lingua bollente tra le sue gambe aperte. Con quella si immerse nella sua carne fresca e dolce. Le mani di lei gli arpionarono le spalle per cavalcare il ritmo del piacere che le stava donando. Quel piacere che aveva sognato e ascoltato infinite volte nei gemiti dei fortunati sacrifici.
Isabella sentì il proprio cuore battere al ritmo di quello di Edward, il suo sangue pompare sete, lussuria e potenza magica.
«Ti voglio dentro di me», gemette ancora scossa dal primo orgasmo della sua vita. «Ne ho bisogno».
Di nuovo le sue parole suonarono alle orecchie di Edward come ordini a cui non era possibile non obbedire, e lui lo fece immediatamente, risalendo lungo quel corpo fresco e languido.
«Ora», gemette un’ultima volta Isabella e un suono che nulla aveva di umano e che lei non gli aveva mai udito fare prima, uscì dal petto bollente del suo nobile amante mentre la penetrava con il suo sesso possente, riempiendola finalmente di sé.
Non sentì dolore, non sentì timore, non sentì altro che piacere impossibile da descrivere con parole umane.
Le loro magie si fusero all’istante, avvolgendo i loro corpi in un’unica aura di fuoco e ghiaccio, attraversandoli come una tempesta di piacere.
Isabella si inarcò, esponendo il candido collo ai denti acuminati e assetati di lui. Edward non riuscì a controllarsi e fece qualcosa che mai aveva fatto prima, immerse le sue zanne nella carne tenera che gli era stata offerta.
Lei gemette per quel godimento primitivo e ferale, per quell’atto che moltiplicò incredibilmente il piacere, già quasi insopportabile, che pulsava nel suo ventre.
Edward le afferrò il retro di un ginocchio, alzandole una gamba, aprendola a sé in modo da spingersi ancora più dentro di lei, quasi come se volesse fondere davvero i loro corpi. Il suo respiro, bollente contro la carne morbida e fresca di lei, si fece affannato. I suoi colpi profondi, duri e disperati, le orecchie che ronzavano, la vista appannata, la gola costretta. Profumo di neve, di sole e di sesso.
Vennero insieme, in un unico infinito momento di accecante catarsi. Le loro grida disumane riempirono la stanza, mentre Edward spillava il suo sempre dentro di lei, fondendo finalmente e per la prima volta la sua magia con quella della creatura fatta apposta per riceverla.

Spenti e completi rimasero abbracciati tutta la notte, senza che nessuno osasse mettere piede nella stanza della giovane, malgrado fosse stato chiaro a tutti coloro che erano nelle vicinanze che qualcosa di soprannaturale e potentissimo era accaduto durante quelle ore.
La terra aveva tremato e il cielo era stato spazzato da un forte, vitale, vento per molte ore.
L’unione tra fuoco e ghiaccio era compiuta.
L’universo era tornato in asse, dopo secoli di sofferenze e squilibrio.


Isabella e Edward si sposarono quattro giorni dopo. La notte del solstizio d’estate, davanti al popolo in festa. 
Nove mesi dopo vennero al mondo i loro due primogeniti, una coppia di gemelli, un maschio e una femmina.
Aedan, dai capelli rossi come il padre e gli occhi azzurri della madre e Leila dai capelli corvini come la madre e gli occhi verdi del padre. In essi la magia più stabile e potente esistente al mondo, fuoco e ghiaccio fusi armonicamente insieme.

I due regnanti si spensero cento anni dopo, insieme, nella stessa notte, nello stesso identico momento, dopo avere vissuto un secolo di pace e gloria e infinito piacere.

FINE

19 commenti:

  1. ma che meraviglia...
    bellissima storia, scritta benissimo e bellissima idea.
    l'ho trovata molto poetica e molto romantica.
    oh e in mezzo a tutta sta poesia c'è un "fottere" che ci sta a pennello ora non mi ritrovo la frase per metterla ma mi è rimasto impresso.
    profonda invidia per i sacrifici e per la solita Isabella.
    complimentissimi e grazie per questa nuova perla regalataci.

    JB

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  2. Bellissima, sei la prima che leggo e la tua storia mi è piaciuta un sacco! Fluida, poetica e bella. Complimenti!

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  3. Quanta poesia nel lontano 121esimo anno!!! Bella storia, travolge, riscalda e infiamma! l'ho percepito anche io il qualcosa di magico nell'aria! Grazie delle belle emozioni!

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  4. Questo racconto è una poesia! Delicata, romantica e unica. Bellissima! IDEA ORIGINALE E SCRITTA DIVINAMENTE! Sento la magia nell'aria!

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  5. Storia molto dolce a mio avviso. Bella che per anni assiste tranquilla alle performance amorose dell’uomo che ama in segreto e a cui non osa confessare i propri sentimenti. Edward costretto a compiere continui sacrifici rituali per tenere sotto controllo la propria forza distruttiva, ma che sogna solo la timida e riservata ragazza che, imbarazzata e pudica, deve presenziare al “rituale”.
    La paura di Edward di essere un mostro, di costituire un pericolo per la propria gente e l’ansia di vedere avverarsi una profezia che dovrebbe legarlo ad una sconosciuta principessa del Nord. I tentativi di Esme ed Alice di rassicurarlo sulla sua natura, di fondo buona, e di confermarlo nella speranza che la misteriosa principessa si materializzerà prima che la sua potenza possa esplodere portando lutto e desolazione. E infine lo scioglimento con l’agnizione di Bella, perduta principessa, che recupera la vista grazie alla fusione con il suo elemento complementare. Una bellissima fiaba (che mi ricorda Raperonzolo, quando le lacrime dell’eroina ridonano la vista al povero principe accecato dai rovi).

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  6. Meravigliosa! Una specie di fiaba per adulti che ti cattura, delicata ma allo stesso tempo decisa. Edward e Bella che si amano ma pensano, per motivi diversi, di non poter stare insieme. Ma alla fine il destino fa il suo corso e scoprono che invece devono necessariamente stare insieme perché sono l'uno la salvezza dell'altro.
    Mi è piaciuta proprio tanto, complimenti!

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  7. Bellissima. Una favola con "contro" e un epilogo da urlo.
    Una tortura assistere alle performance del giovane principe senza potervi partecipare... io sarei entrata in sciopero, avrei fatto una bella vertenza sindacale richiedendo come risarcimento tutto il mese precedente il solstizio tra le braccia della belva.
    Scherzi a parte mi è piaciuta moltissimo.
    Complimenti e grazie

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  8. Anche questa è firmata! Bellissima, una favola pornorosa, del resto lo stile non è acqua e tu ne hai da vendere. A te 4 punti.

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  9. Storia romantica e sensuale, con quel pizzico di magia che la rende simile a una favola. Se fossi stata un’ancella avrei fatto carte false per aiutare il principe nel compiere il suo sacrificio. Mi sarei persino accontentata di guardare, ecco!!! Brava! Cristina.

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  10. l'ho trovata molto dolce come storia. bellissima *_* pensavo che non si sarebbero rimessi insieme e invece.... che bella storia

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  11. Bellissima favola erotica in cui Edward appare in tutto il suo splendore. Mi sarei offerta volontaria tutte le notti per fare da sacrificio!!!
    Complimenti,
    Aleuname.

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  12. LAURA SPARVIERO ASSEGNA 5 PUNTI A QUESTA STORIA

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  13. CHIARA AMADORI ASSEGNA A QUESTA STORIA 4 PUNTI

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  14. Ma questa è bellissima cavolo!!! Un fantasy che mi piace!!! Brava davvero!
    Però.... Mannaggia! Avevi l'opportunità di ammazzare Bella e non l'hai fatto!!!! 😂😂😂😂😂😂
    Grazie per questa perla davvero stupenda, bro! (Dato che ormai so chi sei.....!)

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  15. Idea grandiosa.
    Il fantasy è un genere che sto scoprendo in tempi recenti, e sappiamo bene di chi è la colpa perché prima non era proprio nelle mie corde.
    Questa però è una piccola gemma.
    Mi piace come hai reso il dramma del fuoco che lo arde dall'interno e il "sacrificio" che deve fare per placarsi. Adoro il modo come Bella venga fuori piano piano per imporsi come l'unica capace veramente di poterlo domare. Un gioco di equilibri perfetto.
    Scritta in maniera ineccepibile, si divora con facilità e riempie di emozione.
    Ora so chi sei, visto che non ho fatto in tempo a commentare nei tempi, ma lasciami dire ugualmente, Allegra mia, che sei nuova sì, ma una bomba.
    Complimenti e grazie

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